Adriano Galliani

Adriano Galliani, famoso come AD del Milan (e ben altro!) è un tifoso dell’Olimpia Milano fin dagli anni ’60, con lo sponsor Simmenthal. L’ho conosciuto durante i miei nove anni all’Olimpia, 1978-87, per diversi motivi: come tifoso della squadra, come mio datore di lavoro quando facevo le telecronache per la Fininvest, per i lavori di Team Building per il Milan. Poi, è stato lui, insieme a Bruno Bogarelli, ad interpellarmi sulla possibilità di allenare il Milan.

Come gli dico sempre “Adriano! Avete sbagliato tutto! Non mi avete aspettato! Poi, avete preso Sacchi! Sono molto più forte di Sacchi!” Ovvio, esagero per effetto. Ci divertiamo troppo.


Nonostante tutti i suoi grandi successi con il Milan, non è mai arrivato al Pala Lido o al Palazzone San Siro e al Pala Trussardi con l’atteggiamento di chi ne sa una in più del Diavolo. E’ stato sempre misurato nei commenti, sempre diplomatico. Poi, come molti grandi manager, anziché usare spesso il punto esclamativo (!), usava quasi sempre il punto interrogativo (?). Cioè, era una ‘spugna,’ voleva imparare anziché insegnare. Non è una qualità di tutti i ‘big.’ Spesso quelli importantissimi non sono ‘buoni ascoltatori.’ Adriano Galliani, invece, non solo fa la domanda, ma ascolta anche la risposta. Per me è uno dei motivi del suo grande successo.


Adriano Galliani ha un’altra grande qualità: una memoria fotografica. Lui può raccontare la storia di una partita del Simmenthal o del Milan che ha visto mezzo secolo fa e non lascia fuori niente. Ricorda i più piccoli dettagli. Poi, fa ‘fotografie verbali’ dei giocatori e degli allenatori che sono da scolpire sul marmo. Con questo si capisce perché lui ha un record invidiabile nelle scelte di giocatori italiani, giocatori stranieri ed allenatori. Certo, in questo una parte si chiama ‘esperienza.’ Ma il resto, come sanno tutto quelli che devono ingaggiare persone, si chiama ‘intuizione,’ ESP, feeling, una ‘lettura’ della persona, della sua ‘faccia’ e ‘linguaggio del corpo.’


Adriano Galliani è stata una presenza costante alle nostre partite quando io allenavo. Anzi, se non lo vedevo, chiedevo al nostro GM, Toni Cappellari, “Toni, Oggi? Galliani non c’era.”

E Cappellari: “Coach, il Milan gioca in trasferta oggi.”

Ah, sì. Poi, Cappellari, tifoso del Milan, sapeva ogni spostamento di Galliani! E’ ancora in prima fila a vedere l’Olimpia, almeno pre-Corona Virus. Nelle foto sotto, a sinistra, si vede lui al Forum con Mario Balotelli; a destra con Danilo Gallinari. E’ assalito dai tifosi per autografi, foto e selfie. Stringe la mano anche al vecchio avversario, Beppe Bergomi dell’Inter. Una presenza di grande carisma.


Come si sa, nel 2004, in un momento drammatico dell’Olimpia, Adriano Galliani si è mosso per salvare il club dal fallimento. Dico sempre che le due persone che hanno mosso le acque in quella situazione sono state Franco Arturi, con il suo articolo sulla Gazzetta, un appello agli imprenditori milanesi per fare qualcosa; e Adriano Galliani, che ha alzato il telefono per chiamare quegli imprenditori e costruire la ‘cordata’ che ha poi messo le cose a posto, a partire nientemeno che dalla sponsorizzazione di Giorgio Armani. Quindi, non è stato solo un tifoso della squadra ma uno che amava la squadra, il club e la città di Milano. Il mio Premio Nobel per Lealtà per il 2004.



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