Benito Picone, il nostro accompagnatore.

Benito Picone, nato a Cremona, Classe 1938, è stato con l’Olimpia tutti i miei anni con il club. Aveva diverse responsabilità. Prima, aveva la biglietteria, che voleva dire la campagna di abbonamenti, la vendita prima di ogni partita, la biglietteria ai diversi punti di vendita a Milano, tipo Bar Lido. Poi, curava rapporti con il Comune perché, dopo anni di lavoro in Comune, conosceva tutti e aveva rapporti con tutti, il che voleva dire rapporti con Milano Sport, la SIAE e altro. Infine, era accompagnatore della squadra, presente ad ogni partita in casa e in pullman o treno o aereo per ogni partita in trasferta.


Tutti noi avevamo un grande rapporto con Benito, uno che stava al gioco. Lui era Interista e aveva un’assomiglianza notevole con il loro allenatore dello scudetto del 1981, Eugenio Bersellini. Ovvio, lo chiamavamo “Bersella,” un soprannome di Bersellini. Altrettanto ovvio, gli altri Interisti (Roberto Premier, Vittorio Gallinari, Marco Lamperti) soffrivano con lui per l’Inter. Non posso ripetere ciò che dicevano i Milanisti (Toni Cappellari, Franco Casalini, Franco Boselli, Renzo Bariviera) se l’Inter perdeva e il Milan vinceva. Quindi, Benito era un vero ‘sportivo,’ uno che veniva proprio dal campo.


Prima e dopo la partita, Benito aveva mille cose da fare.

Dopo una gara, nel corridoio al Palalido, gli chiedevo, “Ben, le statistiche?”

Lui, “Coach! Non vedi che … ?” Poi, me le faceva arrivare.

Non soddisfatto, dicevo, “E i risultati delle altre partite?”

Lui, “Coach! Perché non … ?”

Poi, a Londra, Torneo di Natale di Crystal Palace del 1983, Antoine Carr non è arrivato in tempo per la prima gara e Benito non ha messo il suo nome sul referto. Dobbiamo rifare la gara e Antoine non può giocare neanche quella! Abbiamo vinto anche la seconda ma ci siamo divertiti con Benito a non finire, “Ben, perché … ?” Uno spasso.


Benito aveva grande spirito di umorismo. Ai tempi, non c’erano i cellulari. Avevamo un telefono a gettoni in corridoio in sede in Via Caltanissetta 3. I ragazzi telefonavano alle fidanzate! Si sentiva ogni parola. Benito, dal suo ufficio in fondo, offriva ‘suggerimenti’ ai ragazzi o dava consulenze gratuite. Neanche Teocoli e Boldi potevano fare meglio. Nel 1984-85, nella trasferta ad Udine, 10 di noi abbiamo fatto la schedina del Totocalcio. Vittorio Gallinari optava a non partecipare perché aveva il suo sistema. Abbiamo fatto 13. Benito chiedeva a Gallo, “Vittorio! Com’è andato il tuo sistema?”


Durante la partita, Benito era un super tifoso della squadra. Andava sulle scale di uscita del Palalido per fumare una sigaretta dopo l’altra. Nel 1984-85, è venuto mio padre, terrificante fumatore, a vederci giocare. Toni Cappellari (ai tempi fumatore) e Benito portavano mio padre sulle scale per fumare.

Mi dissero, “Coach, noi due siamo fumatori ma tuo padre batte noi due insieme.”

Quando vincevamo, nessuno era più felice di Benito per la squadra, come si vede nella foto dopo lo scudetto vinto a Pesaro nel 1984-85, Benito in borghese. L’abbiamo perso nel 1989, uno con Fiero il Guerriero stampato sul cuore.



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