Campi con "atmosfera": Coliseo Valdivia, Cile.

Valdivia, nella parte sud del Cile, è famosa per due motivi.

Primo, si chiama “La Ciudad de la Lluvia,” la Città della Pioggia, perché lì piove quasi ogni giorno.

Il secondo, è nota per il basket.

Nessun’altra città nel paese è paragonabile, se non Valparaiso. Diciamo che queste città sono come lo stato del Kentucky negli Stati Uniti: vivono di basket e hanno una grandissima tradizione.

Valdivia è senz’altro l’impianto di basket più importante del paese: è lì, nella Città della Pioggia, aperto dal 1966. Anzi, ha ospitato i Campionati Sudamericani per squadre nazionali nel 1977, proprio nel Coliseo, palazzo bellissimo, con 5000 posti a sedere.


Nei primi mesi del 1972, con la Squadra Nazionale, abbiamo fatto un ‘Giro del Cile,’ giocando 15 partite amichevoli, vincendole tutte. Tre di queste sono state disputate al Valdivia. La prima era per la nostra quarta partita in quattro giorni: Talca, Osorno, Temuco e Valdivia. Ero molto preoccupato per la stanchezza dei ragazzi. Ma il nostro giocatore Oscar Oliva, nativo di Valdivia, all’arrivo al mitico Coliseo a bordo del pullman, ha fatto cantare a tutta la squadra alcune canzoni tradizionali dell’America Latina: un grande coro, a voce alta, che è finito con ‘Guantanamera.’ Scesero tutti con un grande sorriso stampato sulla faccia.

Pensai: “Nessuno ci può battere oggi.”

Infatti!


Poi, ho visto il Coliseo. Pieno come un uovo. Eravamo lì per visionare un grande giocatore, Carlos Zarges, un due metri di grande talento. Infatti dopo, Carlos, un ragazzo fantastico, è venuto con noi nel giro degli Stati Uniti del 1972 e anche per i Sudamericani del 1973.

Il giro è stato importantissimo per ‘scoprire’ talenti: Carlos Zarges (Valdivia); Manuel Herrera (Talca); Lorenzo Pardo (Iquique). Per non parlare di quelli da Valparaiso, ‘Los Porteños,’ dal Porto: Francisco Pando, Jorge Ferrari, José Verdejo, Kiko Valenzuela, Rual Villella, Oscar Fornoni. Il resto della squadra proveniva da Santiago, anche se alcuni sono nati altrove, tipo Edgardo Arismendi, da Osorno.


Valdivia è stato un ‘progetto’ di convincimento. Il loro grande dirigente, Antonio Azurmendy, non ci voleva dare Carlos Zarges. Quindi, tre amichevoli a Valdivia. Poi, ho prestato John McMillen a loro per il Torneo del Sud, a Concepciòn, che Valdivia ha vinto, con John MVP, trascinato sulle spalle dai tifosi. Poi, un’amichevole a Santiago. Insomma, come dicono negli USA, come estrarre un molare senza anestesia! Ma abbiamo stretto una grande amicizia con Antonio, una leggenda. Anzi, oggi, il Coliseo è dedicato lui! Ho detto tutto. Poi, Carlos Zarges era non solo un grande giocatore ma anche un grande professionista, grande lavoratore, grande persona.


Comunque, il fascino del Coliseo di Valdivia c’era. Sapevo che stavamo in un campo mitico. Grande architettura. Tifosi vicini al campo. Era come un’arena in un’università negli USA. Poi, grande pulizia, grande illuminazione, spogliatoi bellissimi. Mi ricordava il nostro impianto alla U. S. Naval Academy ad Annapolis.

Penso che sia uguale per ogni allenatore di basket: se vede un campo così, pensa, “Oggi giocheremo una grande partita.”

Infatti. All’inizio della prima gara, ho detto a Fornoni: “Oscar! Tu hai Zarges! Ti devo dire altro?”

Oscar, secondo tutti, ha giocato la partita della vita.



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