Campi con "atmosfera": il Dodacaedro, Siena.

Oggi Siena ha il suo impianto di basket in Via Sclavo, dove hanno vinto scudetti e dove hanno ospitato grandissime partite di Eurolega. Ma io sono arrivato in Italia nel 1973, anno importantissimo per il Basket Italiano: Aza Nikolic ha lasciato Varese; Sandro Gamba ha preso il posto di Nikolic a Varese; Cesare Rubini stava entrando nell’ultimo anno della sua carriera. Ma c’era anche la promozione della Mens Sana Siena in Serie A, con il grande Ezio Cardaioli in panchina. Quindi, il mio primo anno combaciava con il loro arrivo nella massima serie. E non giocavano, ancora, in Via Sclavo. Giocavano nel piccolo Dodacaedro, anch’esso in Via Sclavo.

Un gioiello. Ma anche un incubo.


Nel mio primo anno, abbiamo vinto a Siena, nel Dodacaedro, un po’ a sorpresa, 71-61. Era una partita punto a punto. Loro, come sempre con Cardaioli in panchina, a cambiare difesa con ogni azione. Soprattutto, a zona, o 2-3 o 3-2. Ad un certo punto, con i 30” vicini allo scadere, dobbiamo fare un tiro. Il nostro play, Piero Gergati, deve tirare per forza, da distanza siderale. Colpisce il ferro e la palla va in alto, molto in alto. Poi, cade dentro la reta ‘a candela.’ Due punti importantissimi per noi. Pubblico inferocito con lui. Piero, veterano, sorride e si sbraccia, per dire, “Scusi. Non volevo.” Si calmano tutti e noi prendiamo la partita.


Non è andato così bene il mio secondo anno, 1974-75. Ci hanno battuto, 84-79, in Serie A. Poi, nella Poule Scudetto, ci danno una lezione memorabile, 66-51. E pensare che eravamo anche sopra nel secondo tempo, 40-30. Ecco cosa vuol dire incubo. Poi, l’anno successivo, 1975-76, quello dello scudetto, abbiamo vinto nel Dodacaedro per 69-60. L’anno successivo giocavano nel nuovo impianto. Quindi, eravamo 2-2 nel piccolo Dodacaedro. Il minimo per gli impianti della Serie A quell’anno era 3500, grande novità. Il Dodacaedro teneva (forse) 2500. Ma hanno avuto l’omologazione, che non ha avuto ne Cantù per Parini, ne Rieti per il suo palazzo, ne Venezia per la Misericordia.


Quel primo anno, 1973-74, il nostro grande dirigente, l’Avv. Gianluigi Porelli, ha chiesto 350 biglietti da Siena per i nostri tifosi. Siena ha fatto una protesta incredibile: “Impossibile.” Porelli, che conosceva le regole, disse, “Regolamento. 10% della capienza per i tifosi ospiti. Voi siete omologati per 3500.” Hanno dovuto dare 350 biglietti alla Virtus. Un cinema! Anche con i nostri 350 tifosi, il tifo senese è stato davvero notevole. Come giocare in una cabina telefonica con il volume al massimo. Quindi, grande carisma, grande atmosfera. Un’ispirazione per i giocatori di Siena ma anche per noi, un’energia incredibile.


Il Dodacaedro era bello perché aveva i tifosi vicini. No, un attimo. Mi sono sbagliato! Avevamo i tifosi ADDOSSO! Era come dev’essere giocare al calcio nella Premier League in Inghilterra, con la prima fila della tribuna quasi dentro il campo. Non parliamo di fare una rimessa laterale, con i tifosi che allungavano le braccia per dare fastidio al nostro giocatore incaricato della rimessa! Un esempio di un campo paragonabile? Nella mia carriera, direi come giocare a Lafayette quando allenavo Delaware. Anche lì, molto difficile per l’impianto piccolo, il rumore assordante e i tifosi vicinissimi.

Ma, per atmosfera, il Dodacaedro era fantastico.



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