Campi con "atmosfera": il Gimnasio Nataniel, Santiago, Cile.

Il mio rapporto con il Gimnasio Nataniel di Santiago, Cile, è una storia d’amore. L’impianto è stato raso al suolo nel 2002 per fare spazio ad un bellissimo condominio, che porterà lo stesso indirizzo: Calle Nataniel Cox 223. Ma non avrà un milionesimo del carisma del vecchio palazzo che lo precedeva. Anche ai miei tempi, 1971-73, come coach della Nazionale del Cile, il Nataniel era già vecchio, brutto, cadente e pericoloso. E' stato il campo meno bello di tutti quelli che ho chiamato ‘miei.’ Ma, come disse Cesare Rubini, non era perfetta come Gina Lollobrigida ma come Monica Vitti, con le gambe storte ma con un fascino impareggiabile.


Ha avuto la sua storia. Ha ospitato il Mondiale del 1959, un evento di un’importanza unica, secondo solo all’Olimpiade. Ha anche ospitato i Campionati Sudamericani nel 1958 nonché i Sudamericani Juniores del 1972, con giocatori come Carlos Raffaelli (Argentina); Eduardo Airaldi (Peru) e Marcel de Souza (Brasile).

Poi, era il campo di casa per le squadre di grande tradizione a Santiago: Uniòn Española; BATA, Aviaciòn; Universidad Catòlica; Universidad de Chile; Banco de Estado. In altre parole, era come la Palestra di Philadelphia, che ospitava le squadre della Big Five. Quindi, grandi partite, grande storia, anche se la capienza era meno di 2000 persone.


E’ stato il campo dei più grandi allenatori del paese: Erasmo Lopez (Nazionale, 2° Sudamericano 1932 & 1934); Juan Ostoic (Uniòn Española, 5 titoli nazionali); Juan Arredondo (Nazionale, 8° Olimpiade 1956); Kenneth Davidson (Nazionale, 3° Mondiale 1950); Luìs Valenzuela (Nazionale, 3° Mondiale 1959); Sergio Molinari (Nazionale, 5° Olimpiade 1952); Osvaldo Retamal (Nazionale, 3° Sudamericano 1949); Juan Yovanovic (Nazionale, 3° Sudamericano 1953). Poi, i grandi campioni, come Juan Guillermo Thompson, il Dino Meneghin del Cile, nonché mio capitano, Manuel Torres e il mio goleador, Edgardo Arismendi, tutti da Uniòn Española.


Tutto questo era nella mia mente ogni volta che mettevo piede dentro il Nataniel. Durante ogni allenamento sapevo che stavamo facendo esercizi, insegnamento e partitelle sul parquet più leggendario del Cile. Sapevo chi erano i miei predecessori, specie Kenneth Davidson, Americano pure lui, dalla California, ex-giocatore di Stanford, un mito con i vecchi tifosi e giornalisti. Lui ha fatto per il Cile ciò che Elliott Van Zandt ha fatto per gli allenatori in Italia: ha letteralmente rivoluzionato tutto. La foto di lui, in basso, è quando giocava per l’Universidad Catòlica di Santiago. La seconda foto-giocatore è di Juan Guillermo Thompson in volo.


Ho allenato non più di cinque partite al Nataniel, tutte amichevoli. Ma era come allenare nella Palestra di Philadelphia, al Palazzo dello Sport a Bologna, al Pala Lido di Milano, alla Misericordia di Venezia o in qualsiasi altro campo di grande carisma, fascino e atmosfera. Logico, con la Nazionale era strapieno, tutto si ingigantiva. Sono tornato a Santiago nel 1999. Ho chiesto alla FBBCH di vedere il Nataniel, che stavano proprio per abbattere in quei giorni. Mi ero messo sulla linea di tiro libero, quella più lontano nella foto. Piangevo come un bambino. Vecchio Nataniel! Sarai sempre nel mio cuore! Un amore che nessun bulldozer potrà mai distruggere.



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