Campi con "atmosfera": Masnago, Varese.

Quando sono arrivato in Italia nel 1973, per allenare la Virtus Bologna, il campo avversario più difficile era, senza ombra di dubbio, Varese, cioè, il campo di Masnago. Forse sbaglio con le statistiche qui ma, se ricordo bene, quando noi abbiamo vinto lì nella Poule Scudetto del 1976, erano sei anni che non perdevano in casa in Serie A. Sei anni: tre sotto coach Aza Nikolic; poi tre sotto coach Sandro Gamba. Bisogna dire che il fattore più importante in tutto ciò era l’avversario, la grande Ignis Varese, poi Mobil Girgi Varese. Grande squadra, ho già citato due coach nella Hall of Fame; grandi giocatori, tipo Dino Meneghin, Bob Morse, Marino Zanatta.


Ma Masnago faceva la sua parte. Nella foto a sinistra, proprio nella gara-scudetto del 1976, Gianni Bertolotti (15) della mia Virtus Bologna effettua un tiro in sospensione. Come si vede, Masnago è strapieno. Questo è ciò che io chiamo l’effetto-muro dei tifosi dietro il canestro e dietro il tabellone. Sono convinto … convintissimo … che questo effetto dà al tiratore un giusto senso della profondità. Il tutto dà l’impressione al tiratore che il canestro sia … più vicino! Come allungare la mano e ‘depositare’ la palla nel canestro. Poi, in campi così, si gioca bene perché, come si vede, il pubblico è vicinissimo al campo.


Quando dico ‘effetto-muro’ e ‘pubblico vicino,’ ecco la prova.

A Masnago, avevi l’impressione di giocare (e anche allenare) in una cabina telefonica. Certo, tale effetto può disturbare la squadra in trasferta. Ne so qualcosa io! Ma, con una squadra forte, tale atmosfera è uno stimolo. Il motivo è semplice: tutti capiscono che è una partita importante, contro una squadra forte, davanti ad un pubblico appassionato.

Ecco l’atmosfera. C’è elettricità nell’aria. Come diceva Michael Jordan … ‘vibrazioni.’


Poi, Masnago vantava un’altra cosa che aumentava il suo fascino: la tradizione. Basta pensare ai grandi allenatori che si sono seduti sulla panchina di casa a Masnago: Vittorio Tracuzzi, Rico Garbosi, Nico Messina, Alessandro Gamba, Elio Pentassuglia, Riccardo Sales. E’ il club che ha fatto ben 10 finali della Coppa dei Campioni di fila, un record che non verrà mai avvicinato. Poi, i campioni: Dino Meneghin, Paolo Vittori, Marino Zanatta, Ivan Bisson, Aldo Ossola, Dodo Rusconi, Manuel Raga. Credetemi: quando io entravo sul campo di Masnago, vedevo gli spettri di Nikolic, Raga, Flaborea e le altre loro leggende.


Infine, si sapeva di andare contro un grande club. Ai miei tempi alla Virtus, 1973-78, e all’Olimpia, 1978-87, sono venuto a conoscere la storia della società: Cav. Giovanni Borghi, Guido Borghi, Giancarlo Gualco, Toto Bulgheroni, tutti con la figura del mito, del pilastro del Basket Italiano. Quindi, erano anche le ombre di questi grandi personaggi ad aumentare ed alimentare la mistica del Masnago. Quindi, solo il nome ti faceva pensare. Alla fine, se dovevamo giocare lì e la gente mi chiedeva dove avremmo giocato la prossima, non dicevo quasi mai “Varese.” Dicevo quasi sempre, “Masnago.” Nessuno mi ha mai chiesto spiegazioni.



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