Campi con "atmosfera": Pala Maggiò, Caserta.

No, non posso dire che il Pala Maggiò a Caserta sia un impianto con 100 anni di vita, tradizione e storia. Quindi, difficile che abbia il carisma o l’atmosfera di un Pala Lido o una Misericordia. Ma l’includo perché sono rimasto impressionato da tutto ciò che lo riguarda. Hanno fatto un miracolo sportivo. Il merito va al proprietario Cav. Giovanni Maggiò, deus ex machina di tutto; al GM Giancarlo Sarti, che ha fatto il mercato per avere stranieri come Oscar Schmidt e italiani come Sandro Dell’Agnello; al coach Bogdan Tanjevic, motore di tutto e l’uomo che ha creato Nando Gentile, Enzo Esposito e che ha portato il club in finale-scudetto.


Insieme a tutto ciò, hanno costruito un palazzo fantastico, con anche 8.000 posti a sedere (anche se, ufficialmente, dicono meno). Hanno creato ciò che, in America, viene chiamato ‘Big-Time Basketball.’ Cioè, il Basket di Prima Pagina. Quando abbiamo giocato lì, anche se Caserta non era una metropoli, il palazzo era pieno. Con un tifo fantastico. Grande stimolo per le due squadre. Poi, hanno pensato anche alla TV, con una fila di luci sull’altra parte del campo rispetto alle panchine, che dava una grande illuminazione per le telecamere. Anni davanti a tutti in questo. Certo, io, in panchina, con quelle luci negli occhi, non vedevo un’acca!


Non importa. Sapevamo che Caserta voleva dire qualcosa di importante, qualcosa di unico, qualcosa di grande. Basti pensare che, nei quattro anni sotto Bogdan Tanjevic hanno fatto sempre un passo più in alto: promozione A-2 a A-1 e ottavi-finale nei playoff nel 1983; quarti-finale playoff nel 1984; semi-finale nel 1985; finale-scudetto nel 1986. Una scalata impressionante! Quindi, giocare in casa loro era una cosa importante, da NBA per quanto riguardava l’impianto, la modernità, il pubblico, l’avversario, la partita stessa. Poi, ogni dettaglio era giusto: spogliatoi nuovi e moderni, anche un campo regolamentare di allenamento verso gli spogliatoi.


Non c’era un altro club in Italia con un impianto simile. In tutto ciò, la Juve Caserta ha dato un esempio a tutti di come si fanno le cose: club serio, allenatore serio, squadra seria. Poi, impianto moderno, bello e funzionale. Forse quest’ultima parola sembra strana. Invece, no. Non è possibile spiegare quanti errori che ho visto negli impianti di basket, fatti da architetti sportivi. Oh, abbiamo dimenticato i magazzini. Oh, abbiamo dimenticato i bagni. Oh, abbiamo dimenticato gli spogliatoi. Scherzo? Purtroppo, no.

Invece, il Pala Maggiò era talmente perfetto che mi sono detto, “Maledetti loro! Non mi posso lamentare di niente!”


Poi, c’era pure l’atmosfera. Quando una squadra scende in campo in un palazzo di 8000 posti, strapieno, contro una grande squadra, con grandi campioni e un grande allenatore, con la TV schierata come un plotone di Marines, bene, l’adrenalina c’è. Sì, abbiamo vinto a Caserta. Ma abbiamo anche perso. Eravamo 4-3 contro di loro al Pala Maggiò. E non parlo di quando sono venuti a Milano, nel 1984-85, a sbancare San Siro nel debutto casalingo di Joe Barry Carroll! Una ferita non ancora rimarginata. Sì, Caserta voleva dire Big-Time Basketball, sia al Pala Maggio che altrove. Hanno fatto una cosa bella, importante e grande. Chapeau!



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