Campi con "atmosfera": Piazza Azzarita, Bologna

Uno dei motivi per cui ho lasciato la Nazionale del Cile per firmare con la Virtus Bologna nel 1973 era il Palazzo dello Sport, quello in Piazza Azzarita, un impianto bellissimo, situato nel centro della città. Anni luce dal nostro Gimnasio Nataniel a Santiago, anche se ero molto affezionato a quell’impianto. Ho firmato con la Virtus per quattro motivi importanti: l’Avv. Gianluigi Porelli; la Città di Bologna; il Palazzo dello Sport; la squadra, che mi hanno fatto vedere in allenamento.

Per la verità, ero riluttante a lasciare il Cile. Amavo il Cile, Santiago, la squadra. Ma anche l’impatto con la Virtus è stata una questione di amore a prima vista.


Ciò che non sapevo era quanto Bologna fosse, davvero, Basket City.

Una passione incredibile. Il tutto esaurito ogni partita. No, non è vero. Mio primo anno, 1973-74, avevamo 2500 abbonati e, in un impianto di (allora) 7000 posti a sedere (panchine e non posti individuali, come oggi), avevamo il 99% della capienza come media. Poi, il secondo anno, 3500 abbonamenti e il 100% esaurito. Il terzo anno, 4500 abbonamenti e sempre il 100% esaurito. Siamo arrivati, se non sbaglio, a 5750 abbonamenti. Poi, gli abbonamenti erano causa di liti familiari in caso di eredità o divorzio. Quindi, non solo un bellissimo impianto, ma anche un pienone ogni partita.


Poi, ho visto tutti gli altri impianti in Italia e diversi in Europa. Non avrei cambiato il Palazzo dello Sport con nessun altro. L’Avv. Porelli lo chiamava ‘il Madison Square Garden dell’Italia.’ Lo era.

Nell’estate del 1977, abbiamo cambiato il parquet. Ringrazio l’Avv. Porelli ancora per avermi coinvolto nel progetto. Ho insistito sul legno acero bianco numero uno. Poi, fuori il vecchio parquet. Dentro cemento, che aveva bisogno di 40 giorni per asciugare completamente. Io e Porelli abbiamo fatto i ‘supervisori’ di ogni cosa. Gli operai e i tecnici ci hanno ‘sopportato’ con grande diplomazia. Alla fine avevamo il parquet più bello d’Europa.


Porelli mi stupiva ogni giorno. Ma, nel 1976, di più. Un giorno, entro nel palazzo e gli operai stanno togliendo la ‘cabina’ di regia (luci, sonore, ecc.) in alto.

Chiedo a lui: “Cosa fanno?”

Porelli: “Tolgono l’impianto da lì e lo mettono verso la scala che porta allo spogliatoio.”

Io: “Perché?

Porelli: “Guadagno 8 posti a sedere.”

Io: “Otto posti??!! Quanti costa per fare tutto?”

Porelli: “Otto milioni.”

Io: “£ 8.000.000?! Non riprenderai MAI otto milioni.”

Ovvio, ho sbagliato. Dopo due anni aveva recuperato l’intera cifra. Da lì in poi, era tutto profitto. Poi, a lui piaceva il palazzo senza la cabina, che interrompeva la linea delle tribune.


Io e Porelli eravamo innamorati del Palazzo dello Sport. Nessuno più di lui. Da lì la musica dell’organo, non da discoteca, come nell’NBA. Da lì niente pubblicità, anche se gli è costato una cifra. Da lì le tende grigie, per creare un salotto. Da lì il suo decreto che non si poteva fumare dentro il palazzo durante le gare … e Porelli era fumatore! Un gioiello, mantenuto con cura dai custodi, Amato e Tonino. Non l’avrei cambiato con nessun altro impianto d’Europa. Quando hanno messe le sedie di plastica e tolto il nostro parquet mi hanno spezzato il cuore. Certe cose, di grande valore storico, nonché culturale, non si toccano. A mio parere.


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