Cancellando l'intelligenza dal campo...

Nei giorni scorsi ho parlato di come, nell’NBA (e non solo), il contropiede non ha più (a) spazi giusti fra giocatori; (b) geometria, con il triangolo o rettangolo; (c) il rischio di un disastro con ogni contropiede. No, non è sempre così. Quando fanno un contropiede in maniera giusta, è una cosa di rara bellezza sportiva. Per di più, ci sono anche playmaker che sanno condurre un contropiede come molti di loro illustri predecessori. Ma il numero di contropiede che non finiscono bene è sempre un aumento … in maniera allarmante per me. E il numero di playmaker con visione e decisione diminuisce ogni anno. E non sono l’unico a pensare così.


Ma c’è un’altra cosa negativa in questa tendenza: il grande calo di intelligenza in campo. Logico: se l’allenatore toglie tutte le letture e tutte le opzioni dal suo playmaker, per fargli ‘attaccare il ferro,’ quel play non saprà mai cosa deve fare.

Vediamo le opzioni disponibili ad un play nel vecchio ‘contropiede organizzato.’

In ordine: (a) tiro in palleggio-arresto-tiro; (b) passaggio all’ala arrivando sul lato destro; (c) passaggio all’ala arrivando sul lato sinistro; (d) passaggio al ‘rimorchio’ arrivando al gomito sinistro; (e) rinunciare al contropiede per fare uno schema.

Poi, una volta su 20 … un’entrata … con l’area di tre secondi vuota!!!


Paragoniamo quelle sei scelte con l’unica scelta che è disponibile ai play oggi: l’entrata ad ogni costo. Attaccare il Ferro!

Non solo quel play non sa scegliere. Non sa nemmeno ‘leggere’ le situazioni.

E’ sotto ordini: attaccare il ferro. Quindi, niente tiro, niente ala destra, niente ala sinistra, niente rimorchio, niente schema.

Poi, le difese? Loro aspettano l’entrata!

Logico: sanno che non ci sono altre opzioni.

Quindi, rovinano la festa per il play: una stoppata in testa; uno sfondamento subito; una palla persa forzata; un tiro scriteriato, forzato e difficile. Per non parlare della possibilità di un infortunio o di non avere una copertura difensiva.


Ovvio, non sono tifoso di rendere il play meno intelligente! La mia intera carriera è stata basata sul playmaker: Art Schwarm (YMCA), Tom Wheeler (McKendree JVs); Steve Rymal e John Bailey (Michigan State); Steve Kaplan (Navy); Vic Orth, Jim Couch e Ken Helfand (Delaware); Manuel Herrera (Cile); Charley Caglieris (Virtus) e, ovvio, l’impareggiabile Mike D’Antoni (Olimpia). Grandi cervelli tutti. Sapevano scegliere. Anzi, allenatori in campo. Sapevano ‘leggere’ la situazione e ‘scegliere’ l’opzione giusta.

Dire a loro solo ‘attaccare il ferro’? Per me, sarebbe stato un gravissimo errore e non aggiungo altro.


Poi, il concetto di rendere i play meno intelligenti va oltre. Anche gli schemi di oggi sono limitatissimi: pick and roll. Dai e vai? Morto. Dai e segui? Morto. Taglio flash dal lato debole? Morto. Forbici con il post alto? Morto. Seconda guardia? Morto. Split con il pivot al lato dell’area? Morto.

Prego? Schemi obsoleti? Non validi nel basket oggi? Qualche volta fanno quegli schemi e con ottimi risultati. Perché muovono gli UOMINI.

Oggi? Sì, qualche grande squadra ha un ottimo movimento della PALLA. Ma, il taglio back door? Morto. Oggi si mettono sulla mattonella preferita per aspettare la palla. Ne parlo la prossima volta.



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