Giovanni Galotti, massaggiatore, fisioterapista e...altro.

Giovanni Galotti è stato nostro massaggiatore-fisioterapista per i miei ultimi due anni all’Olimpia Milano, 1985-87. Dovevamo ingaggiarlo prima! Motivo? Abbiamo vinto quasi tutto! Primo anno: Scudetto e Coppa Italia. Secondo anno: Grand Slam, con Coppa Italia, Scudetto e Coppa dei Campioni. Giovanni è stato importantissimo per me. Avevo una ‘regola’ per quanto riguardava lo spogliatoio: nessuno entra oltre i 10 giocatori e il massaggiatore! Nemmeno io. Non il vice-allenatore, medico, preparatore atletico, Presidente, proprietario, sponsor, General Manager.

Per me, lo spogliatoio era un ‘santuario,’ riservato ai giocatori.


Il massaggiatore era importantissimo in quel contesto. Lui era parte della squadra, l’undicesimo giocatore, se vogliamo! Lui non solo tiene i giocatori in forma fisicamente, ma anche moralmente e mentalmente. Nessuno meglio di questo che Giovanni Galotti, che caricava chi era giù e che smontava chi era troppo su. Ovvio, è stato con l’Olimpia per diversi anni dopo di me. Ho avuto solo l’onore di averlo. E ringrazio GM Toni Cappellari per averlo trovato! Bellissimo quando me l’ha detto Cappellari: “Coach. Nuovo massaggiatore. Si chiama Giovanni Galotti. Un solo problema. Non sa fare le fasciature.” Oddio!


Invece, Giovanni, vero fisioterapista, ha imparato anche a fare le fasciature. Non mi ricordo se gli ho spiegato io come farlo ma non penso. Per un po’ di tempo, i giocatori si fasciavano da soli. Poi, pian piano, Giovanni prendeva la mano. Grandissimo anche in questo. Ma, sopra ogni cosa, i giocatori venivano in campo per fare allenamento con sorrisi stampati sulla faccia. Non avevo dubbi del perché: con Giovanni, c’era spirito e serenità nello spogliatoio. Poi, sempre l’ultimo ad arrivare: Giovanni stesso. Non cominciavo l’allenamento fino al suo arrivo perché quello mi diceva che tutto era a posto.


Non posso scrivere di tutti gli scherzi che i giocatori hanno fatto a Giovanni! Poi, la verità: saprò un millesimo delle storie. Ma il più ovvio era quando lui arrivava al Palalido Secondario, carico come un mulo, con asciugamani e due cestini con le bottiglie di acqua per ogni giocatore, 6 in un cestino, 6 nell’altro. Dino Meneghin, Roberto Premier, Renzo Bariviera e altri hanno lanciato palle per colpire le bottiglie. Acqua dappertutto, chiaro.

Ogni tanto, io ‘intervenivo:’ “Dino, Dai!”

Meneghin, dopo aver visto Premier colpire uno dei due contenitori: “Coach! Ha visto Roberto passare? Non l’ho mai visto fare un passaggio più preciso!”


Giovanni, con grande flemma, asciugava il campo mentre ‘insultava’ Meneghin, Premier e gli altri. Cinque minuti di ritardo, poi si faceva allenamento. Dire che a Giovanni hanno voluto bene tutti (voluto bene tuttora!) è dire poco. E’ stato amato da tutti, me compreso. Racconto queste cose agli allenatori quando faccio un clinic. Il tutto per capire che un bravissimo massaggiatore-fisioterapista è come un bravo vice-allenatore, bravo preparatore atletico, bravo giocatore. Certo avevamo una grande squadra quando c’era Giovanni, ma avevamo anche un grandissimo con loro in panchina e nello spogliatoio, il mitico Giovanni Galotti.




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