I giornalisti della mia Olimpia: Claudio Pea.

Claudio Pea, Classe 1949, nato a Mestre, è stato una simpatica spina nel mio fianco durante i miei anni all’Olimpia. Sia chiaro, Claudio rompeva le scatole in una maniera stratosferica. Nel Mondiale di Calcio, vinto dall’Italia nel 1982, lui ha fatto un’intervista e un articolo che hanno motivato la Nazionale ad andare in silenzio stampa!! Scriveva, ai tempi, per Il Giorno. Aveva, come tutti loro giornalisti, tipo Franco Grigoletti (basket) o Giorgio Reineri (atletica), una tecnica giornalistica super: leggere un suo articolo era come sentirlo parlare. Non so se era naturale in loro o se hanno imparato come farlo. Comunque, era bellissimo.


Claudio mi ‘rompeva’ più di qualsiasi altro. Gli ho affibbiato diverse ‘squalifiche.’ Cioè, non poteva parlarmi per un mese. O due. Aveva tutto ciò un impatto su Claudio? No! Anzi!

Chiedeva ad un collega, “Ehi, tu hai mai preso una ‘squalifica’ da Peterson?”

L’altro diceva, “No.”

Pea, “Allora, non conti niente!”

Ovvio, quel povero giornalista, sentendosi sminuito, mi ha fatto un articolo terrificante il giorno dopo e l’ho squalificato. Poi, ho capito il gioco. Pea aveva un’armata di colleghi motivata a darmi botte in testa!

Ho dovuto dire, “Ragazzi, non ci sono più squalifiche! Siete tutti a piede libero!”


Che tipo di schiaffi mi dava? Sempre con ironia. Per due anni, abbiamo perso quattro finali. Nel 1982-83 abbiamo perso la finale della Coppa dei Campioni contro Cantù per un punto e la finale-Scudetto contro Banco di Roma, 2-1. Nel 1983-84 abbiamo perso la finale della Coppa delle Coppe contro il Real Madrid per un punto e la finale-Scudetto contro la Virtus Bologna, 2-1. Dopo, Claudio ha fatto questa apertura di un articolo che mi riguardava:

“Dan Peterson, il John Wooden dei secondi posti ….

L’ho dovuto … ringraziare!

Gli ho detto, “Claudio, grazie. E’ la prima volta che vengo citato insieme a John Wooden!” Che potevo dire?


Dopo il mio ritiro, Claudio non ha smesso di stangare l’Olimpia. Dopo una conversazione con Mike D’Antoni nel 1988-89, ha fatto un articolo con questo titolo: “D’Antoni: Con Casalini sono un giocatore infelice.” Oddio. Un quarantotto da far paura. Ma, dopo, tutti hanno dovuto tirare insieme e la squadra ha vinto lo scudetto! Sono convinto di questo: senza quell’articolo, l’Olimpia non avrebbe vinto quel trofeo. Dopo, coach Franco Casalini ha ascoltato Mike e il giocatore Mike D’Antoni ha ascoltato Franco!

Ogni volta che vedo Claudio, gli dico, “L’Olimpia ti deve ringraziare per quel titolo!” Ovvio, lui è d’accordo!


Poi, ha nomignoli per tutti. Lello Morbelli era ‘Morbillo.’ Io ero (e sono tuttora) ‘Din Don Dan.’ Oscar Eleni è ‘Orso’ Eleni. Conia questi nomignoli come la Zecca Italiana.

Ora ha il suo Blog, un paio alla settimana, con il titolo “Mors Tua, Vita Mia.” O qualcosa di simile. Ne ha per tutti. Però, come posso arrabbiarmi con uno che mi ha messo insieme a John Wooden, il più grande coach di basket di ogni tempo, anche se in senso ironico?

Ogni volta che lo sento, gli dico, “Pea, ti rendi conto che non sei normale?” Lui non chiede altro che potermi rispondere con risate e frecce avvelenate! Firmo ogni e-mail a lui con “Il John Wooden dei secondi posti.”



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