I giornalisti della mia Olimpia: Enrico Campana.

Enrico Campana, Classe 1946, Milano, è stato con la Gazzetta dello Sport durante tutti i miei 9 anni all’Olimpia: primo corrispondente il mio primo anno, 1978-79, poi capo redazione gli ultimi otto anni, 1979-87. Che battaglie che abbiamo avuto. Lui doveva scrivere per la Gazzetta e io dovevo allenare l’Olimpia. Le due cose non combaciavano sempre! Certo, tutti i giornali a Milano sono esigenti con le squadre locali. Basta chiedere all’Inter o al Milan! Bene, Enrico Campana era esigente e anche di più. Da lì le nostre mischie e li mie ‘squalifiche’ a lui: “Campana! Sei squalificato! Non ti parlo per un mese!” Roba da cinema.


L’ho anche accusato di essere pro-Bianchini e anti-Peterson. Poi, un giorno, fa anche un pezzo anti-Bianchini, una grande sorpresa. Come me, Bianchini se la prende con Campana (con tutto il mio appoggio morale!).

Una parentesi. Se Campana scrivesse due articoli in un numero della Gazzetta, poteva firmare 'Enrico Campana' una volta ma doveva mettere ‘e.c.' per l’altro articolo.

Bene, Valerio gliene dice di tutti i colori (almeno la versione che ho sentito … e non voglio che nessuno la smentisca!): “E non hai avuto neanche il coraggio di firmarlo!”

Campana: “Non è vero. C’era e.c.'

Bianchini, un genio: “Pensavo fosse uno starnuto!”


Enrico Campana aveva il mio rispetto perché lui era un grandissimo professionista. Eravamo a Pesaro per giocare. Enrico non aveva un passaggio a Milano. Mi ha chiesto se potesse tornare con noi in pullman.

Gli dissi, “E’ contro la politica del club ma chiediamo al GM,” che era Toni Cappellari.

Cappellari dice: “OK. Eccezione. Ma non puoi parlare con nessuno. Altrimenti ti diamo un vantaggio e questo non lo vogliamo.”

Campana accetta senza battere ciglio. Durante tutto il viaggio, con la luce accesa, ha organizzato il suo lavoro, giorno per giorno, per i successivi 30 giorni, articolo per articolo, partita per partita. Una cosa eccezionale.


Enrico Campana, più che altro, aveva un suo stile nello scrivere. Nessuno scriveva come lui e lui non scriveva come nessun altro. Come disse coach Mauro Di Vincenzo una volta, parlando del coach Aza Nikolic, “Vedere una squadra allenata da lui era come vedere una natura morta di Modigliani; non c’era bisogna della firma.”

Idem per Campana, il Modigliani dei giornalisti di basket.

Poi, era creativo. Faceva il ranking dei 64 giocatori stranieri in A-1 e A-2, da 1 a 64. Coniava ‘Il Mozart del Parquet’ per descrivere Drazen Petrovic. Non so se lui ha nominato Aldo Ossola ‘Il Von Karajan del Parquet’ ma era nel suo stile.


Enrico ha lasciato la Gazzetta nel 1991 per prendere in mano Superbasket per Alfredo Cazzola. Subito c’è stata una rivoluzione dallo stile ‘artigianale' di Aldo Giordani ad un’impaginazione come Architectural Digest o Sports Illustrated. Enrico Campana scrive sempre, dalla sua tenuta in Toscana, facendo battaglia settimanalmente a favore dei giocatori italiani. Ecco Enrico Campana! Lui trova argomenti! Ora riguarda il giocatore italiano: utilizzo, minuti, punti, quintetto base. Infatti, come lui fa capire, il Basket Italiano era più forte ad ogni livello con giocatori italiani come veri protagonisti.

Fra i giornalisti di basket, è lui “Il Piccolo Grande Uomo.”



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