I giornalisti della mia Olimpia: Gabriele Tacchini.

Gabriele Tacchini, Classe 1948, da Novara, è uno dei giornalisti più premiati in giro. E’ arrivato a Milano nel 1974, quando è stato assunto dall’ANSA. E’ stato Direttore dell’ANSA a Milano. E’ stato Presidente del GLGS, Gruppo Lombardo Giornalisti Sportivi. E’ stato Consigliere per l’USSI (Unione Stampa Sportiva). Per l'Ansa ha seguito sette Olimpiadi, tre campionati del mondo di calcio, tre mondiali e tredici campionati europei di basket. Gabriele Tacchini è stato per 35 anni all'Agenzia Ansa diventandone il responsabile della sede di Milano. Dopo essere andato in pensione, è rimasto con l’ANSA come consulente.


Gabriele Tacchini è stato quasi sempre presente alle partite dell’Olimpia, in casa e in trasferta, anche nelle trasferte delle coppe europee. Come uno che scriveva per un’agenzia, aveva ciò che chiamano in America, “Lo stile Associated Press.” Cioè, molto telegrafico.

Infatti, un articolo dell’AP doveva includere, nella prima frase, chi ha vinto e chi ha perso, il punteggio, dove la partita è stata giocata, chi è stato l’MVP della gara. Ad esempio, “Ieri, al Palalido di Milano, in Gara-3 della finale-playoff dell’A-1 del basket, la SIMAC Milano ha battuto la Juve Caserta per lo scudetto, 93-84, dietro i 29 punti di Russ Schoene.” Poi, il resto dell’articolo.


Gabriele Tacchini è stato la voce dell’obiettività sempre. Mai una polemica: lui non era opinionista; lui era reporter. Non ha mai dimenticato per chi scriveva e come doveva farlo, per loro. Quindi, un giocatore di squadra perfetto per l’ANSA. Allo stesso tempo, portava grande equilibrio nell’ambiente quando eravamo insieme, al ristorante ‘il Torchietto’ dopo la partita in casa oppure in trasferta in coppa, a cena, in albergo, in tribuna stampa. E’ stato con noi in coppa grazie all’idea del GM Toni Cappellari, che l’ha sempre invitato, per avere il risultato su tutti i giornali la mattina successiva, un servizio super per tutti.


Gabriele ricorda la nostra grande rimonta contro l’ARIS nel 1986-87: “Il viaggio di ritorno era stato una coda dell’incubo. Quando io e miei colleghi ti chiedemmo se c’erano possibilità di farcela, hai risposto: 'Dieci per cento. Di rimonte ne abbiamo fatte ma quasi tutte in gennaio quando la squadra è affiatata, non a novembre'.

E Lello Morbelli, arrivato da pochi mesi a Milano, mentre intimamente faceva il calcolo delle perdite che avrebbe comportato l’eliminazione (700-800 milioni di lire) dalla Coppa dei Campioni poi invece vinta, cercava di tirare su il morale: 'E' stata la più brutta serata della mia vita ma non tutto è perduto.’"


“Man mano che passavano i giorni tu ti avvicinavi al solito Dan, quello dello 'sputare sangue'. Poi quella partita, la mega vittoria e tu che sei entrato in sala stampa, pallido come la settimana prima: 'Well. Questa sera abbiamo dato un dispiacere a chi voleva farci dei processi. Abbiamo vinto con difesa, rimbalzi e gioco collettivo. E grande spirito di reazione: a Salonicco neanche una in 40 minuti, qui una reazione di 40 minuti'. Ricordo che ti avevo chiamato il giorno dopo. 'Sei andato subito a dormire? 'No, Tacco. Non potevo dormire, ho bisogno di almeno 24 ore per azzerare le emozioni'. Eri tornato il solito Dan.”

Tacco! Un abbraccio!




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