I miei giocatori: Antoine Carr

Antoine Carr, un’ala di 205 cm e 100 kg, ha giocato una stagione sola per noi, 1983-84. E non poteva giocare nella Coppa delle Coppe perché Earl Cureton, prima di fuggire, aveva bruciato anche quello, giocando le prime due partite di quella manifestazione. Antoine è stato l’ottava scelta dell’NBA al Draft del 1983, All-American a Wichita State, squadra da Torneo NCAA. Dopo la perdita di Cureton, abbiamo avuto un’altra botta: Mike D’Antoni ha avuto uno stiramento alla gamba destra, dietro il ginocchio. Senza Cureton e senza Mike, abbiamo perso tre partite di fila. Antoine Carr è arrivato a vederci giocare subito dopo.


Abbiamo giocato contro Cantù, a San Siro. Miracolo! Vinciamo, 88-76. Dino Meneghin, Vittorio Gallinari, Renzo Bariviera, Roberto Premier e Franco Boselli … quintetto tutto italiano … fanno una partita stratosferica. Antoine mi dice, dopo, che firmerà con noi, che la partita, la vittoria e lo spirito della squadra l’avevano convinto. Che talento. Abbiamo anche vinto a Cantù, più avanti, 87-86, nell’ultimo anno prima del tiro da tre. Antoine ha fatto 9/10 da distanza siderale. Unico giocatore che abbia allenato che era un fenomeno dentro, spalle al canestro, e anche fuori, faccia al canestro, un talento straordinario.


Non era solo super in attacco come centro o come ala. Anche come passatore! Super a dare la palla dentro a Dino; super a dare la palla fuori a Premier; super a dare la palla sotto a Bariviera, in taglio. Talento? Un giorno è entrato nella palestra Secondaria del Palalido. C’ero solo io con Mike D’Antoni, che tirava all’altro canestro. Antoine prende una palla per terra, sotto canestro. Senza stretching e senza riscaldamento, salta, tocca la palla contro il vetro DUE VOLTE e poi SCHIACCA a due mani. Tante volte ho visto lui arrivare in contropiede a piena velocità. Prevedevo uno sfondamento. Invece, no. Arresto e salto, con una coordinazione incredibile.


Certo, voleva fare spettacolo e le sue schiacciate facevano diventare matti tutti i tifosi della squadra. Ma era anche tutto per la squadra. Nella partita per lo scudetto, a San Siro, si è strappato un muscolo della coscia destra. Poteva dire, “Ehi, no. Non rischio la carriera NBA qui.” Invece, si è fatto bendare e ha giocato l’intero secondo tempo fasciato. Non dimenticherò mai questo gesto e il suo attaccamento alla squadra. Lui ci ha amato sul serio. Qualche anno dopo, quando lui giocava per gli Atlanta Hawks, mio figlio Billy l’ha incontrato prima di una gara. Antoine gli disse che l’anno con noi è stato tanto bello quanto importante per lui.


E’ stato un peccato non poterlo vedere in Coppa delle Coppe. Con lui vincevamo di sicuro. Anzi a Londra, per Natale, nel Torneo Crystal Palace, abbiamo distrutto nientemeno che il Maccabi Tel Aviv in finale. Eravamo anche +30 o +35. Motivo? 9 stoppate di Antoine Carr solo nel primo tempo! Il grande Maccabi è rimasto disorientato. Antoine ha poi avuto una lunga carriera nell’NBA, giocando con diverse squadre. Bellissimo. Ma lo ricorderò sempre come il più grande TALENTO mai venuto in Europa. Un paragone con uno oggi per fisico, mezzi e tecnica? LeBron James. Certo, LeBron è più forte. Ma il confronto ci sta.





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