I miei giocatori: Bob McAdoo.

Bob McAdoo è stato il più forte giocatore Americano di sempre nella Serie A. Anche se l’avevo ‘reclutato’ per 5-6 anni, l’ho allenato un anno solo, il mio ultimo, 1986-87. Insieme alla squadra, Bob McAdoo ci ha portato al Grand Slam. Bob ha firmato con noi perché il suo coach a North Carolina, il mitico Dean Smith, gli ha detto, “E’ il momento per giocare in Europa.” Avevo reclutato Bob attraverso Dean Smith, che conoscevo da quando allenavo Delaware. Poi, con la Nazionale del Cile, abbiamo fatto una partita amichevole nel Novembre del 1972 nel nostro giro negli USA. Per la cronaca: 119-45 per North Carolina!


La grandezza di Bob McAdoo si vedeva in ogni allenamento. Non c’era una cosa che lui non facesse con la massima intensità. Anzi, per lui una gara di tiro era come una Finale NBA. Si faceva ‘Golf’ (dovendo fare 9 canestri da 9 diverse posizioni) in coppia: Mike D’Antoni e Ken Barlow contro Bob McAdoo e Roberto Premier. Mettevo un ‘premio’ di 1000 lire, 50 centesimi di un Euro. Cosa poteva importare a loro 1000 Lire? Invece sì. Non parliamo delle partitelle a fine allenamento, a 22 punti, con squadre pari forza, non con primo e secondo quintetto. Per me e Franco Casalini, arbitrarle è stato uno stress incredibile.


Uno dei segreti del successo di Bob è stato il suo rapidissimo inserimento nella squadra, anche grazie a Mike e Laurel D’Antoni. Ma Bob l’ha fatto anche per la sua disponibilità.

Il primo giorno, gli ho detto, “Bob, non voglio che tu faccia 20 tiri apartita.”

Bob, “OK, ma perché?”

Io: “Bob, 20 tiri in 40 minuti sono come 24 in 48 minuti. Non voglio averti stanco a fine gara. Facciamo così: fai il 20esimo tiro se è quello che decide la partita.”

Bob: “Giusto.”

Mai un problema e sempre meno di 20 tiri. Ovvio, diverse volte ha subito un fallo mentre tirava. Non contavo quelli. Comunque, un giocatore alienabile al massimo.


Si è trovato a suo agio con tutti. Anzi, ha presentato Dino Meneghin alla Hall of Fame nel 2003! I tifosi l’hanno amato subito perché vedevano che lui ‘sputava sangue’ per vincere. Infatti, Bob ha sempre detto che il ritorno contro l’ARIS Salonicco è stata la partita più intensa della sua carriera. Poi, quando c’era da vincere una gara importante, lui c’era sempre. Esempio: finale Coppa Italia 1987, vinta per due punti contro la Scavolini Pesaro. Quindi, ogni possesso era importante. Bene, Bob ha fatto 29 punti. E’ stato così nella finale della Coppa dei Campioni e in ogni partita dei playoffs. Una macchina da guerra.


Sono le piccole ‘fotografie’ che facciamo che ci danno un grande mosaico di un personaggio come Bob McAdoo. Prima della nostra prima gara della Serie A-1 di quell’anno, a Milano, contro la Reyer Venezia, Bob, appena arrivato, non ha fatto nemmeno un’amichevole. Abbiamo vinto, 89-81, e Bob ha giocato bene. A fine gara, Bob mi ferma davanti alla panchina e mi dice, “Dan, le mie scuse per avere giocato così male. Farò meglio con ogni partita.”

Poi, la gente mi chiede, “Dan, hai il rammarico di non avere mai allenato nell’NBA?”

Rispondo sempre, “Ti sbagli. Ho allenato nell’NBA. Qui in Italia … Bob McAdoo!”



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