I miei giocatori: Cedric Henderson.

Cedric Henderson, un’ala di 205 cm, ha giocato un anno con noi, 1985-86. Quando è arrivato, avevamo un ragazzo non esattamente maturo, visto che aveva appena compiuto 20 anni. Poi, è arrivato a Milano con un amico. No, grazie. Ho detto all’amico che, tempo 48 ore, sarebbe dovuto ritornare ad Atlanta, la città di lui e di Cedric. Poi, per una mancanza disciplinare, il nostro GM, Toni Cappellari, l’ha tagliato in pre-stagione. Dopo 10 giorni con la squadra di Americani di Richard Kaner, l’abbiamo ripreso. Toni, con me come traduttore, gli ha spiegato la storia dell’Olimpia con grande eloquenza. Cedric ha cominciato a capire le cose.


Cedric ha avuto un inizio disastroso nella Coppa dei Campioni. Abbiamo perso contro lo Zalgiris, a Kaunas, per un punto, 80-79, e lui ha fatto 0 punti. Zero. Dopo, si è messo a giocare! E’ stato fantastico per noi. Poi, ogni tanto, sento qualcuno dire, “Oh, grande squadra. Hanno vinto nonostante Henderson.” Nonostante? Nel playoff del 1986, aveva 40 palle recuperate in 10 gare! Un record, ancora. Ha fatto un record per rimbalzi offensivi in un playoff. Era un difensore incredibile, un fenomeno come l’ultimo uomo nella nostra 1-3-1. Faceva stoppate, prendeva rimbalzi, recuperava palloni, correva come uno sprinter olimpico.


Quell’anno abbiamo vinto la Coppa Italia e lo Scudetto. Quasi aggiungiamo la Coppa dei Campioni. Finimmo con un record di 6-4 nel grande girone. Cibona e Zalgiris, entrambi 7-3, sono andate in finale. Grazie anche a Cedric, abbiamo battuto lo Zalgiris di +29 a Milano e Cibona per +24 a Milano. Ma, l’ultima giornata, in maniera stranissima, il Real ha perso contro lo Zalgiris, a Madrid, per negarci la finale. Comunque, Cedric è stato eccezionale nella finale della Coppa Italia, vinta contro la Scavolini Pesaro, 102-92, con 28 punti di Cedric. Poi, vinto lo Scudetto, 2-1, contro la Juve Caserta, con Cedric nostro grande fattore.


Mi ricordo Gara-3 contro la Juve, allenata dal grande Bogdan Tanjevic. Due volte Nando Gentile della Juve aveva recuperato una palla vagante e stava scappando con nessun difensore fra lui e il canestro. Entrambe le volte Cedric ha fatto una corsa a tutto campo per non solo stoppare il tiro in terzo tempo, ma anche recuperare la palla! E’ partito davanti alla nostra panchina, quindi ho visto ogni passo che ha fatto, una falcata da triplista olimpico. Mai visto un gesto atletico così. Poi, era un duro. Aveva una determinazione incredibile. Ogni giorno, dovevo separare lui da Vittorio Gallinari o Renzo Barviera. Roba seria!


Alla fine, Cedric è diventato uomo. Dopo Gara-3, che ci ha dato lo scudetto, l’ho visto al nostro ristorante, il Torchietto. Sembrava un fotomodello: pantaloni bianchi, maglietta rosa, scarpe a moda. Totalmente diverso da quello arrivato a Milano a Settembre. Lui, che non sorrideva mai, aveva un sorriso che illuminava la sala. Mi ha visto. Ho detto, “Cedric, cosa c’è?”

Mi disse: “Non so, Coach. Volevo solo ringraziare qualcuno!” Gli ho detto, “Allora, ringrazia chi vuoi. Io ringrazio te!” E’ andato a dirlo a Toni Cappellari, Franco Casalini, i compagni, tutti quanti. Ero felice per lui: un vero uomo a soli 21 anni.




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