I miei giocatori: Ezio Riva.

Ezio Riva ha fatto un solo anno con noi, 1983-84. Anzi, quasi non ha giocato dopo un’incidente di gioco contro Bergamo nella seconda partita dell’anno, a San Siro Milano: doppio frattura, tibia e fibula. Una cosa agghiacciante. Era un pivot di 202 cm, nato ad Udine nel 1957. Aveva una forza fisica incredibile e una mentalità durissima. Anzi, abbiamo preso lui come ‘sparring partner’ di Dino Meneghin in allenamento e per dare fiato a Dino nelle partite. In ritiro precampionato, Dino, artista nello spostare l’avversario, cercava di spostare Ezio. Neanche un centimetro! Dino mi strizza l’occhio, per dire, “OK, abbiamo preso uno giusto!”


Giocare l’intero campionato e Coppa delle Coppe senza Ezio ci è costato. Certo, è venuto fuori Tullio De Piccoli, diventato bravo quanto importante. Ma Ezio aveva un’altra sostanza. Aveva la forza fisica per tagliare fuori qualsiasi pivot avversario. Aveva anche una grandissima mobilità sui piedi per marcare anche un’ala e per fare un cambio su un play o una guardia. Era anche un difensore nato, un secondo Vittorio Gallinari, se mi spiego. Infine, nel nostro contropiede, aveva una grande velocità tutto campo.

Molte volte ho pensato, “Si fosse dato all’atletica leggera, sarebbe stato un decatleta, forse olimpico."


Durante il periodo di riabilitazione, Ezio si allenava con il nostro preparatore atletico, Claudio Trachelio, al Palalido, nella sala pesi, in alto, mentre noi facevamo l’allenamento tecnico nel campo principale o nella palestra secondaria. Un giorno, in pieno inverno, con il solito freddo penetrante di Milano, dovuto all’umidità, vedo Ezio uscire dal Palalido in una T-Shirt. Nient’altro.

Gli dico, “Ezio, ti devi coprire. Non puoi andare in giro così. E’ inverno!!!”

Ezio mi guarda e mi dice, “Coach, mi sum Friulan. Per noi, questo è estate!”

Fine conversazione. Morale della favola: non ha mai preso un raffreddore!!


Subito dopo l’infortunio (parola che non inquadra quanto era drammatica la situazione) di Ezio, lui è stato portato fuori campo in barella e direttamente all’ospedale. Due fratture scomposte. Ricomposte le fratture, è stato ingessato. Da lì una storia che mi ha raccontato John McMillen e che ho confermato con Ezio. Lui era lì, in ospedale, da solo. Era in una situazione drammatica: 26 anni di età, vittima di un infortunio che poteva costargli la carriera. Era appena arrivato in squadra, quindi pochi legami profondi. Era preoccupato per il suo futuro. Un duro come lui si trovava in una situazione drammatica. Erano le ore 23.00 della sera.


In quel momento, chi entra in stanza? Dino Meneghin e Mike D’Antoni! Dino e Mike sono andati, con tutti noi, al Torchietto, per la cena dopo partita. Poi, a fare visita ad Ezio. Mike ha portato un filetto, Dino una bottiglia di vino! Sono rimasti a chiacchierare con Ezio fino all’alba.

Ezio ha detto, “Non mi sono mai sentito parte di una squadra come in quelle ore!”

E’ un ricordo che lui porta con se sempre. Nel parlare con Ezio, mi ha detto che Dino gli è stato vicino anche durante il periodo di riabilitazione, il che l’ha aiutato e rimettersi in forma.

Quanto avrei voluto usare Ezio quell’anno: uomo, gladiatore e Friulan!



13 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti