I miei giocatori: Ken Barlow.

Ken Barlow ha giocato un anno per l’Olimpia e, ovvio, un solo anno per me, 1986-87, l’anno del Grand Slam. Dopo, ha fatto una lunga carriera in Europa e in Italia, con grandi squadre come il Maccabi Tel-Aviv e il Benetton Treviso. Ken era un’ala multidimensionale, in grado di giocare ala piccola o ala grande, anche centro per un minuto o due. Era alto 208 cm, forse di più. Aveva ottimo atletismo, come si vede nelle foto. Inoltre, aveva una tecnica da manuale in ogni cosa. Logico: era dallo stato di Indiana, dove il basket, almeno allora, era una cosa innata, come il Rugby per i ragazzi nati nella Nuova Zelanda.


Kenny aveva solo due cose da superare all’inizio di quell’anno: era giovanissimo, appena uscito da Notre Dame, pur essendo la prima scelta dei Los Angeles Lakers; e si stava riprendendo da un incidente stradale subito in estate, con un chiodo in una caviglia. Ci ha messo tutto, ma faceva fatica. Poi, in pullman, andando a Pesaro, verso Ottobre, Bob McAdoo ha strappato USA Today dalle mani di Kenny.

Poi, lo ha sgridato: “Cosa fai a leggere dell’NBA. Tu non giocherai mai nell’NBA. Stai giocando malissimo.”

Poi, la botta finale: “Gli Italiani vogliono i tuoi minuti!”

Messaggio per me: “Se sbatti Barlow in panchina, non dirò una parola.”


Da quel momento in poi, Ken Barlow si è trasformato. Punti. Rimbalzi. Difesa. Corsa. Sfondamenti. Palle vaganti. Pochi tiri ma ognuno con criterio. Poi, micidiale nei tiri liberi.

Un giorno, in allenamento, gli dissi, “Ken, sei bravo nei liberi.”

Mi ha guardato con disdegno, “Coach, sono da Indiana!”

Poi, imparava. La prima giornata, dicevo a lui, “Marcherai Dalipagic, il migliore che vedrai quest’ anno.” Dalipagic, fuori forma, appena firmato, fa solo 14. Poi, prima del ritorno, a Venezia, gli dico, “Dimenticare quella gara.” Ken non mi ascolta. All’intervallo, Dalipagic ha 30 punti.

Dico, “Ken, mi credi adesso?”

Dopo, ascoltava tutto come una spugna.


Infatti, Ken Barlow è stato nostro ‘stopper’ da quel momento in poi. Ovvio, insieme a Vittorio Gallinari. A loro andavano i compiti ingrati di marcare Oscar Schmidt (Juve Caserta); Drazen Dalipagic (Reyer Venezia); Domenico Zampolini (Scavolini Pesaro); Renato Villalta (Virtus Bologna); Corny Thompson (Di Varese Varese); Mike Bantom (Banco di Roma). E questo non comprende i palloni vaganti che Ken ha recuperato, gli sfondamenti che ha preso, i rimbalzi che ha tenuto vivi, i taglia fuori che ha fatto per permettere ad un compagno di prendere un rimbalzo importante.


Poi, è stato bravissimo nelle gare più importanti. 20 punti nella finale di Coppa Italia, vinta per solo +2. Grande partita contro il Maccabi in finale Coppa Campioni, anche vinta per +2, con due corse a tutto campo per stoppare Mike Berkovich in contropiede, salvando la partita. Poi, finale-scudetto contro la Juve Caserta, pure vinto per solo +2. Kenny non aveva tentato neanche un tiro da tre tutto l’anno. Conosceva i suoi limiti. Verso fine gara, sotto di -2, quando stavano scadendo i 30”, Kenny doveva tirare da tre. Canestro! Quindi, da uno in difficoltà, è diventato un campione, un uomo dalle situazioni critiche.



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