I miei giocatori: Marco Rossi.

Marco Rossi, un’ala di 203 cm, Classe 1961, proveniente da Milano, ha fatto il 10° giocatore per noi per un anno, 1982-83. Siamo in contatto con WhatsApp e E-Mail. Ricordando che non lo facevo giocare mai, mi ‘tortura.’ Mi manda dei flash degni di Dino Meneghin: “Coach, se mi faceva giocare a Grenoble, avremmo una coppa in più in bacheca!!!” Poi, 10 emoticon con sorriso satanico! Quindi, si tratta di un personaggio straordinario. L’ho chiamato il ‘Blade Runner,’ anche se ho rubato quel soprannome da qualcuno che ha descritto Marco così. Era già uno spirito libero. Entusiasmo bollente, come si dice.


Non l’ho messo in campo più di una o due volte in 53 partite quell’anno. Avevamo la nostra gerarchia e Marco ci stava. Anzi, si allenava con grande impegno. Non era un giocatore ‘tecnico’ bensì un grande atleta che giocava a basket, con ottimo fisico slanciato, con velocità, rapidità, coordinazione, riflessi ed elevazione. Se mettevo lui a marcare John Gianelli, sapevo che John non avrebbe avuto vita facile. Come ho detto altre volte, avevo una fortissima identificazione con i miei decimi giocatori perché io era il decimo e sapevo cos’era fare allenamento e poi non andare in campo. O stare fuori squadra e andare in tribuna.


Poi, Marco era uno spirito giovane in una squadra di veterani. Ogni tanto, gli dicevo,

“Rossi! Vorrei chiederti dov’eri ieri notte ma temo la risposta!”

Oppure, “Rossi, sappi che ho detto agli altri Blade Runners di stare lontani date.”

Lui amava tutto ciò: “Coach, non si preoccupi! Loro non sono in grado a tenere il mio passo!”

Quindi, un elemento positivo per fare squadra. Abbiamo fatto secondo in Italia e secondo in Europa. Ma lui mi dice, “Quell’anno mi ha fatto capire cosa si deve fare per competere ai vertici. Vedere gente come Meneghin, D’Antoni e Gianelli ogni giorno era come fare cinque anni di università.”


Marco è venuto fuori dal vivaio di Varedo. Dopo quell’anno con noi, Marco ha giocato altrove: Arese, Banca Popolare Milano, Novara con coach Paolo Casalini, di nuovo con Varedo con coach Massimo Moizo, e Cassano d’Adda.

Dante Gurioli lo ricorda bene: “Grandi dote agonistiche!”

Infatti, l’abbiamo voluto per questo motivo! In allenamento, Marco doveva vedersela con giocatori durissimi: John Gianelli, Dino Meneghin, Vittorio Ferracini o Vittorio Gallinari. Diverse volte ho visto Marco fare un volo e finire per terra. Non si è mai lamentato. Si alzava e riprendeva lo stesso atteggiamento deciso!


Oggi è imprenditore autonomo, nel settore prodotti per pulizia. Ha sempre contatti con noi, specie con Vittorio Gallinari. Va anche a vedere l’Olimpia. Lui non è mai lontano dal campo!

Un giorno, mi ha scritto, “So quanto era importante Meneghin. Fondamentale! Unico!”

Si capisce da questo che ha trasportato le lezioni di quell’anno nel suo lavoro.

Dice, “I giocatori, se non hanno stimoli adeguati, si fermano.” Marco ci dava un’etica di lavoro, spirito, mentalità squadra. Era uno che si trovava a suo agio quando c’erano i contatti durissimi.

Se l’avessi fatto giocare a Grenoble? Ci penso giorno e notte!

Foto squadra: Marco Rossi è il Nr. 13.



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