I miei giocatori: Mario Governa.

Mario Governa, Classe 1966, milanese, un pivot di 206 cm, ha fatto un anno con me nell’Olimpia Milano, 1986-87. Quindi, l’anno del Grand Slam. E’ stato il 10° uomo della squadra quell’anno, in cui abbiamo fatto 58 partite, fra Coppa Italia, Campionato, Playoff e Coppa dei Campioni. Purtroppo, ho fatto entrare Mario in campo in solo 5 di quelle partite, se mi ricordo bene. Il motivi per le sue poche entrate si può capire dai nomi dei nostri due pivot: Dino Meneghin e Fausto Bargna. Inoltre, anche Bob McAdoo giocava pivot quando occorreva. Quindi, Mario, 20enne all’inizio dell’anno, era uno sparring partner, un giocatore da allenamento.


Come ho detto in altri momenti, ho sempre avuto una fortissima identificazione con i miei decimi uomini. Cito i loro nomi senza dover pensarci un secondo: Tom Tepper (Evanston YMCA), Tom Wheeler (McKendree College JV), Jim Morlock e John Kremer (Michigan State Freshmen); Bill Newton (Navy Plebes); Bill Trumbower, Rick Albertson e Paul Seelig (Delaware); Milenko Skoknic (Cile). Poi, quelli alla Virtus Bologna e l’Olimpia Milano, citati nel passato. Seguo loro tuttora. Rick Albertson diventò coach di basket scolastico, “Il John Wooden di Delaware.” Oggi, Milenko Skoknic è l’Ambasciatore del Cile alle Nazioni Unite.


Bene, Mario Governa era uno di quelli! Ogni tanto, diciamo una volta ogni mese, dicevo a lui, “Mario, voglio che tu sappia quanto apprezzo ciò che fai per la squadra.” Anzi, adesso che lui è Presidente della Social Osa Basket, sono andato, insieme a Vittorio Gallinari, per parlare con tutte le loro squadre. Non ho perso l’occasione per dire “Marione! Tuttora vorrei ringraziarti per ciò che hai fatto per la nostra squadra!” Anche Gallo gli ha fatto grandi elogi. Nessuno dimentica uno come Mario, che prendeva le botte da Dino Meneghin giorno dopo giorno, senza mai lamentarsi. Il suo corpo era pieno di lividi, di diversi colori, per ciò che ha fatto.


No, non posso raccontare una grande partita di Mario quell’anno. Ma ricordo un episodio a Reggio Emilia. Io sono stato espulso nel secondo tempo. Per non soffrire oltre ogni limite, sono andato sotto, nello spogliatoio. La partita non finiva MAI. Rumore. Tifo. Tempo che non passava. Si capiva che era una battaglia. Poi, scendono tutti. Mi passavano come dei treni. Chiedevo ad ognuno, “Chi ha vinto?” Nel caos, non mi sentivano. Per ultimo, arriva Mario, passo lentissimo, tranquillissimo.

Mi metto davanti a lui: “Marione! Puoi dirmi chi ha vinto?”

Mario: “Noi, Coach. Per un punto. Dopo due supplementari.”

Infatti, 105-104.

Dieci anni fa, nel 2010-11, i New York Knicks sono venuti a Milano ad affrontare l’Olimpia-Armani Jeans. C’era una cena per Mike D’Antoni e tutti gli ex-compagni, Mario Governa compreso. Qualcuno che aveva fatto il decimo per me c’era, tipo Riccardo Pittis. Ho cercato di ringraziare tutti.

Poi, ho visto Governa: “Marione! Ti volevo dire una cosa.”

Mario: “Lo so, Coach, lo so.”

Lo sapeva perché ho sempre detto a lui quanto apprezzavo il suo contributo. Il bello è che non lo dico solo io. Lo dicono anche i nomi più stellari.

Ciò che Mario ha fatto per noi non lo puoi ordinare da Amazon.



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