I miei giocatori: Mike D'Antoni.

Mike D’Antoni è stato il mio playmaker per tutti i miei nove anni all’Olimpia Milano, 1978-87. Meno male! Senza di lui, avremmo fatto una fatica enorme. Anzi, ho fatto uno studio di come siamo andati senza Mike: 2-3 nel 1978-79, quando Mike aveva una frattura da stress del piede destro, e 1-3 nel 1983-84, quando Mike aveva uno stiramento al polpaccio. La matematica non è un’opinione: 3-6 totale! Quindi, quanto io devo a Mike non si può neanche misurare. E’ stato la nostra mente in campo, esecutore dell’attacco, genio nella nostra 1-3-1, uno che sapeva creare o finire, difendere e anche prendere rimbalzi lunghi. Il sogno di ogni allenatore.

Sapevo già quando valeva Mike prima di arrivare a Milano. Quando allenavo l’Università di Delaware, negli anni ’60, cercai di reclutare Mike ma lui andò a Marshall. Poi, il suo primo anno a Milano, 1977-78, era il mio ultimo a Bologna. E loro, con Mike, ci hanno battuto due volte su due! Addirittura, per 104-89 a Bologna! Mike, in quella partita, ha annullato il mio grande realizzatore John Roche e ha fatto a pezzi la nostra difesa, l’unica volta che abbiamo ceduto oltre 100 punti! E avevamo la seconda difesa dell’A-1, a 85,2 punti per partita. Chi era prima in quella classifica? Olimpia Milano, con Mike D’Antoni a rubare una caterva di palloni!

Ma c’è una differenza fra un grande giocatore e un campione. Mike era un campione. La nostra primissima partita mi ha fatto capire questo. Era l’apertura del campionato, al Palalido, contro l’Emerson Varese, Campione d’Italia. E’ stata la partita in cui Mike ha avuto la frattura da stress al piede destro. Non sapevamo della frattura, ma lui zoppicava. Con uno stoicismo incredibile, non è uscito dalla partita. Eravamo sotto all’intervallo, 44-33. Ma Mike, trascinando il piede mentre palleggiava, marcava Aldo Ossola in difesa, dava palla a CJ Kupec in attacco e abbiamo rimontato per vincere una gara impossibile, 77-68.

Poi, era anche il giocatore del canestro vincente. Nel 1981-82, ad ottobre, con 3 titolari fuori (Meneghin operato al ginocchio, Gianelli squalificato per una rissa, Gallinari che non aveva firmato il contratto), abbiamo perso una gara tragica a Pesaro, 110-65. Poi, tornano tutti e andiamo in finale con Pesaro. Vinciamo Gara-1 a Pesaro, 89-86, un miracolo. Dobbiamo vincere Gara-2 a Milano perché, se no, non si fanno due miracoli in una settimana. Noi non siamo in tiro in Gara-2 e siamo sotto, 71-66, quando mancano 3’00”. Chiamo time-out. Chiedo a Mike, “Vuoi fare la 1-3-1?” Perché no? Era sempre la nostra carta vincente!

Mike, da campione, mi chiede, “Quanto manca?” Io: “Tre minuti.” Mike vede che siamo sotto di -5. Lui dice, “No. Rimaniamo uomo a uomo.” Grande responsabilità. Ascolto Mike perché lui aveva sempre grande feeling con la gara. Mike ferma Dragan Kicanovic, poi, con noi sotto 71-70, con otto secondi da giocare, segna in sospensione dalla media distanza per darci la partita e lo scudetto, 72-71. E’ una delle mille storie che potrei raccontare su quei nove anni, ma fotografa cos’era per me, per la squadra, per i compagni, per il gioco, per l’Olimpia, per Milano. Non per niente, il suo numero 8 è stato ritirato ed è appeso in alto al Forum.








11 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti

Richard Street e le "parolacce".

Confesso! Conosco una grande quantità di parolacce! Quelle in Inglese le ho imparate tutte da Richard Street. Da chi le ha imparato lui, non ne ho la più pallida idea! Ma lui era un vero dizionari