I miei giocatori: Roberto Premier.

Roberto Premier ha giocato per me i miei ultimi sei anni all’Olimpia, 1981-87. Ho voluto Roberto ad ogni costo. Motivo? Una lezione di coaching imparata dal coach di baseball della mia Evanston High School, coach Danny Blaze. Nel 1956 mi disse che un vero allenatore deve sapere guardare DENTRO un atleta, deve capire cosa ha dentro. Cioè, agonismo, cuore, determinazione, mentalità, killer instinct, rifiuto di perdere, zero paura nei momenti più difficili. Ho visto questo in Roberto Premier in uno spareggio, a fine anno, 1978-79, fra 4 squadre dell’A-2 (Udine, Gorizia, Roma, Brescia), a Reggio Emilia, per l’ultima promozione in A-1. Un leone.


Roberto è stato il più grande ‘killer’ che io abbia mai allenato, uno il cui contributo andava oltre … molto oltre … le statistiche. Lui faceva ciò che ti faceva vincere la partita: un canestro da tre, un gioco da tre punti (canestro + tiro libero), un rimbalzo difensivo, un rimbalzo in attacco, uno sfondamento preso, una palla recuperata, un tuffo per una palla vagante, una difesa ‘occhio-petto-mano’ (come diceva Aza Nikolic) contro un avversario duro. Soprattutto, il canestro che ti dava la partita. Ha chiuso la vittoria a Pesaro, 89-86, nella finale del 1982, con un tiro libero. Ha guidato la rimonta da -19 (28-47) per vincere Gara-3 e lo scudetto contro Juve Caserta nel 1987.


<https://www.youtube.com/watch?v=xq2NuG8ipKg>. Basta vedere questo ultimi cinque minuti della grande rimonta contro l’ARIS Salonicco del 1986-87 per capire che leone era Premier: il canestro da tre per metterci davanti nel punteggio globale; poi due tiri liberi dentro che valevano una stagione intera. Avrei decine di esempi così. Mi ricordo una partita di stagione regolare, 1985-86, al Palalido, contro Cantù. Dopo 30’, eravamo sotto di brutto, forse -20. E Roberto, in un flash, lui s’accende: 20 punti in 10 minuti per forzare un supplementare, dove abbiamo vinto, 108-102. O contro Pesaro, a San Siro, dalla panchina ha fatto 27 punti in 14’ in campo.


Poi, allenare Roberto è stata una gioia. Il suo primo anno, 1981-82, partiva dalla panchina perché non era, per niente, un difensore. Dissi a lui: “Stai dentro finché il tuo uomo non segna. Se lui segna, ti tolgo.” Una gara, metto dentro Premier. Prima palla, lui segna. Poi, segna suo uomo. Poi segna Roberto. Cambio. Fuori Roberto. Dopo, due canestri in due azioni. Mi guarda storto. Io: “Roberto, il tuo uomo ha segnato.” Da lì in poi, Premier non voleva uscire e, quindi, ci metteva un grande impegno per non subire canestro. Poi, perché lui aveva mani fortissime, gli dicevo: “Roby, ho bisogno di un rimbalzo difensivo.” Lui: “OK.” Poi, come Amazon, me lo consegnava!!!


In Nazionale, faceva altrettanto. Negli Europei del 1991, a Roma, Sandro Gamba l’ha messo dentro contro la Grecia quando l’Italia era sotto di -18 e con 18’00” da giocare. Era 31-45 all’intervallo, poi un 6-2 per la Grecia. Panagiotis Giannakis, con 25 punti segnati già, aveva messo gli Azzurri in ginocchio. Prima palla, Roberto, 196 cm per 100 kg di una forza straordinaria, sfonda Giannakis. Come vedere un TIR travolgere una Volkswagen. Giannakis non segna più e l’Italia rimonta e vince, 82-72. Ci sono livelli di grandezza nello sport: giocatore vincente; grande giocatore; Campione; Super Campione. Roberto Premier appartiene a quest’ultima categoria!


9 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti