Il Palalido Secondario.

Nel fare questa serie sui miei 9 anni come allenatore dell’Olimpia, 1978-87, ho ricevuto dei suggerimenti per alcuni temi. Perché no? Finirò col fare 120 storie. E’ logico che dimenticherò qualcosa.

In questo, Toni Cappellari, che è stato il nostro GM durante quegli anni, mi ha chiesto, “Perché non ne fai uno per spiegare perché volevi sempre fare allenamento nella palestra ‘secondaria’ del Palalido e non sul campo ‘principale’?”

Cappellari ha aggiunto: “Così tutti sono stati contenti: noi perché avevamo il Secondario dalle 17.00 alle 19.00, come volevamo; la Pallacanestro Milano, che poteva sempre allenarsi nel Principale allo stesso orario, come loro volevano.”


Perché volevo fare lì gli allenamenti ?


1. Riscaldamento. Come si vede dalla foto, è una palestra piccola, raccolta. Quindi, ben riscaldata. Nel campo principale c’era spesso freddo, spifferi, e troppe porte aperte. Volevo il riscaldamento per evitare gli infortuni. Anzi, nel 1983-84, abbiamo fatto un allenamento un sabato mattina a San Siro. Un freddo polare. Essendo fanatico per evitare gli infortuni, ho fatto fare alla squadra un’ora di riscaldamento! Lo stesso, dopo un’ora esatta, Mike D’Antoni strappa un muscolo della gamba per il freddo. Lui salta tre partite e facciamo 0-3 senza di lui … in una stagione in cui abbiamo fatto 25-5! E’ stato l’ultimo allenamento che ho fatto a San Siro. Da lì in poi, sempre al Secondario.


2. Trasferta. Volevo una ‘mentalità trasferta.’ Se ti alleni nel tuo campo sempre, aiuta, sì, per le partite in casa ma non per quelle fuori. Il Secondario, ovvio, non era il nostro campo di gioco. Quindi, non importa dove avremmo giocato la prossima partita, dovevamo adattarci ad un ambiente che non conoscevamo. Questa è una mia teoria, sia chiaro. Ma non volevo essere ‘campo dipendente.’ No, non ho niente che possa dimostrare (o smentire) la validità della mia idea. Ma non ero preoccupato di fare allenamento al Secondario e la partita nel Principale o a San Siro o al Pala Trussardi. Nemmeno al Pala Tenda l’anno del crollo del tetto di San Siro. Per noi, ogni gara era ‘fuori casa.’ E ‘casa’ era il Secondario.


3. Comodità. Avevamo tutto al Palalido, anche quando giocavamo le partite a San Siro o al PalaTrussardi. Lo spogliatoio Nr. 5 faceva parte della leggenda del club. Avevamo macchinari. Ognuno aveva il suo posto. Addirittura i miei poster sono stati affissi ai muri del Nr. 5. Certo, la distanza fra il Nr. 5 e il Campo Principale era meno che dal Nr. 5 al Secondario. Pochi passi. Non importa. Poi, permettevo ai tifosi di assistere agli allenamenti. Ovvio, il Secondario conteneva meno (forse 100) che le tribune del Principale (4000). Quindi, meno via e vai, meno rumore, meno disturbo, più come stare a scuola che sul playground. Il tutto ci dava un ambiente più familiare. Mi stava bene così.


Infine sono convinto che ci allenavamo meglio nel Secondario. Nel silenzio del Principale non c’era (per me) la giusta atmosfera. Sembrava di giocare in un palazzo tutto esaurito. I muri vicini davano l’idea di giocare una partita vera. Anzi, le nostre partitelle erano come una finale-scudetto. Infatti, non facevamo partitelle lunghe, tipo 40’ cronometrati. Facevamo gare a 22 punti. Poi, come detto, l’intensità negli allenamenti era tale che facevamo solo 90’ di allenamento. Per me, molto di questa mentalità era dovuta al fatto di fare gli allenamenti in un impianto piccolo, ben riscaldato, raccolto, familiare e con grande atmosfera. Per me era il campo di allenamento più bello nel mondo.



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