Il Torchietto.

Il Torchietto’ è diventato il nostro posto di ritrovo dopo le partite, sempre per quelle in casa e spesso per quelle in trasferta. Il tutto è nato nel mio primo anno all’Olimpia. Non tanto tempo dopo l’inizio degli allenamenti, il nostro GM, Toni Cappellari, mi ha portato a ‘il Torchietto’ per una semplice cena. Noi due e forse due altri. Eravamo nella prima sala, non tanto distante dalla porta. Durante quella sera, ho visto che il posto aveva tre sale, tutte spaziose. Poi, ovvio, mi piaceva il menu, la cordialità di Sergio Ragazzi, figlio dei titolari, e l’ambiente in genere. Cucina mantovana ma anche piemontese, milanese e altro. Insomma, mi sono trovato bene.


Quando allenavo la Virtus Bologna, 1973-78, avevo cominciato a portare la squadra al ristorante numero uno (a mio parere) di Bologna, Rodrigo. La prima volta ho portato i cinque del secondo quintetto, per ringraziarli dei sacrifici che facevano per tutti noi. Logico, il quintetto base, ‘offeso,’ ha ‘protestato’ e allora ho portato anche loro da Rodrigo. Ho visto che queste cene univano tutti. Quindi, dopo, ho portato tutti e 10 i giocatori da Rodrigo ogni tanto. Anche qui, ‘gelosia’ dei nostri dirigenti, l’Avv. Gianluigi Porelli, il Presidente Fiero Gandolfi, l’azionista Giancarlo Ugolini, l’ex-campion Achille Canna.

Alla fine, erano presenti tutti!


Memore del successo delle cene a Bologna, ho voluto fare la stessa cosa a Milano. Anche a maggior ragione: 6 bambini e 4 veterani. Poi, uno staff tecnico tutto nuovo. Poi, Toni Cappellari, 30enne, solo al secondo anno come GM, anche se l’anagrafe spesso mente, perché era molto più maturo dei suoi anni. Insomma, volevo fare uno sforzo per avere una squadra compatta. Ho scelto di fare tutto al Torchietto, perché conoscevo il posto e perché la terza sala era grande. Ho ospitato la squadra quattro volte quell’anno. Come a Bologna, non parlavo a queste cene. Non le facevo per fare un discorso ma per lasciar loro fare gruppo.


Così, il Torchietto è diventato ‘nostro.’

Dicevamo: “I clienti ‘normali’ in prima sala; Clan Versace in seconda sala; l’Olimpia in terza sala.”

Sì, il Clan Versace c’era anche la Domenica. Quando riposavano non lo so. E’ anche il posto dove ho conosciuto Santo Versace. E Sergio Tacchini. Vedendo tutto, Toni Cappellari, senza fare grandi proclami, ha semplicemente fatto sapere che ci sarebbe stata una cena al Torchietto dopo ogni partita, sempre. Quindi, per tutti i miei nove anni come coach dell’Olimpia, 1978-87, abbiamo cenato nel post-partita al Torchietto: giocatori, staff, dirigenti, proprietari, sponsor, mogli, fidanzate, pure qualche tifoso.


Quelle cene sono state, per me, il ‘cemento’ che ha unito la squadra. L’anno dopo il mio ritiro, l’Olimpia ha perso la finale-scudetto contro Pesaro. Lo stesso, sono andati tutti al Torchietto. Franco Boselli, che era stato ceduto a Forlì prima di quell’anno, è venuto, in un gesto di solidarietà. Anche Vittorio Gallinari, che era stato ceduto a Pavia all’inizio di quell’anno. Anche in un momento di grande disappunto, il Torchietto ha aiutato la squadra a rimanere unita.

Il mio piatto preferito? Stufato al Barolo. Poi, tutti i primi piatti. Andavo spesso da solo. Sergio mi teneva un piccolo tavolo, sempre. Ero proprio a casa. Come la squadra.



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