In ricordo di "Dado" Lombardi.

Aggiornamento: gen 26

Scusatemi se interrompo la mia serie di ricordi sull’Olimpia Milano dei miei anni, 1978-87. Oggi saluto un collega che abbiamo perso venerdi scorso, Gianfranco ‘Dado’ Lombardi, una leggenda come giocatore, come allenatore, come personaggio. In America, definiscono uno come lui come più grande della vita. Poi, Dado era già grande: 195 cm x 100 kg e forse uno di più! E’ stato la stella della Nazionale Italiana all’ Olimpiade di Roma nel 1960, quando aveva solo 19 anni! E’ stato un tiratore micidiale, con una tecnica da fare invidia ai suoi avversari americani in quell’Olimpiade, Oscar Robertson e Jerry West.


Ma tutti sanno la grande carriera del Dado. Oggi vorrei celebrare il personaggio. Proprio ieri, Enrico Campana ha scritto un pezzo che fotografa Dado perfettamente: "Estate 1990, settembre, Torneo di Castelfiorentino, la Mens Sana Siena, sponsorizzata Ticino Assicurazioni, è allenata da Dado Lombardi. Siena ha appena vinto la B1 con Dado in panchina ed è finalmente tornata in serie A2.

Nella squadra di ottimi italiani, che ha trionfato in B, Dado ha inserito due americani di lusso: Wendell Alexis, già visto alla “sua” Libertas Livorno con Scudetto sfiorato, e Lemone Lampley, lungo filiforme e atletico già visto a Rieti, una coppia d’ora per la serie A2.

Gioca la semifinale, non mi ricordo contro quale squadra ma conta poco. Prima azione della gara: Diego Pastori sbaglia un movimento e Dado implacabile chiama “cambio!”, sono passati 5 secondi, forse 7, non di più. Pastori torna in panchina a testa bassa, sconsolato e Dado mentre rientra gli urla: 'Dieci! – Dieci! Dieci!' Aspetta che il povero Pastori si metta a sedere e subito dopo nel silenzio generale: 'Dieci! Come gli anni che passeranno prima che ti rimetta in campo.' Questo era Gianfranco Dado Lombardi.”


Anch’io ho un baule pieno di storie di Dado. La mia Olimpia gioca contro la sua Reggio Emilia nel 1983-84. Nell’articolo sul giornale locale, Dado dice, “Ho chiesto ai ragazzi di vincere perché non ho mai battuto Peterson.” Non era vero, per niente. Prima della partita, gli dico, “Franco, sei un bugiardo patologico.” Dado, intuendo tutto: “Dan, cosa dici?” Io: “Mi hai battuto due volte con Rieti, contro la Virtus, a Roma nel 1973-74 e a Rieti, nel nuovo palazzo, nel 1974-75.” Dado, unattore al livello di Gassman: “Dan, sei sicuro? Mi ero dimenticato.”


Lo stesso anno, girone di ritorno, a San Siro, sempre Milano-Reggio. Mike D’Antoni chiama la nostra 1-3-1. E’ una gara di pomeriggio e ci sono pochi tifosi. Quindi, si sente ogni parola che dice Dado, che urlava sempre a 120 decibel. Dado, al suo play, Luciano Giumbini, piccolo e magro, “GIUMBINI! PENETRARE!!!” Giumbini penetra ma sbatte contro Dino Meneghin. Una 500 che va contro un TIR. Giumbini si scompone, cade per terra e perde la palla. D’Antoni la recupera e passa a Renzo Bariviera, che schiaccia. Un disastro. Azione successiva, noi sempre con la 1-3-1. Dado, senza perdere un colpo, a squarciagola: “GIUMBINI!!!!!” Pausa. Poi, “NON PENETRARE!” Cinema.


Anni fa, Alberto Petazzi era GM a Trieste e ha cambiato allenatore, chiamando Dado come nuovo coach. Si presenta alla squadra con occhiali da sole, che abbassa sul naso. Come detto, da Gassman. Dice, se ricordo bene, “Lombardi Gianfranco, detto Dado. Due volte capocannoniere della Serie A. Tre Olimpiadi. E ho fatto più viaggi a Mosca che Berlinguer. Andate.”


Ho ricevuto la notizia della sua scomparsa da Valerio Bianchini, via WhatsApp. Ci siamo scambiato dei messaggi. Sia lui che io abbiamo detto, “Che personaggio!” Solo un altro del basket ci ha lasciato un tesoro di aneddoti e storie come Dado Lombardi: Cesare Rubini. Totalmente diversi come uomini. Ma, ripeto, più grandi della vita. Impossibile essere serio con lui. Quando lo vedevo, grande come una casa, dicevo, “Franco! Sembri un doppio blocco laterale.” Non posso scrivere la sua risposta qui. Ma state certi: da cinema. Come detto, come Gassman.



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