Perchè oggi non pubblico il solito post...

Oggi dovevo inviare il profilo Nr. 66 nella mia serie sui miei anni all’Olimpia Milano, 1978-87. Il soggetto è Claudio Monti, che è stato un allenatore nel nostro settore giovanile per un anno, 1980-81. Ma non ho potuto, finora, raccogliere tutta l’informazione necessaria per delineare la sua carriera, anno per anno. Non posso scrivere, “Poi è andato a Pavia, poi a Vigevano, poi a Monza.” La gente che legge deve sapere la carriera in dettaglio: anno (o anni), club (anche città), ruolo che ha avuto (giovanile o vice), qualche risultato ottenuto (o anche non ottenuto). Insomma, un po’ CV, un po’ biografia, un po’ racconto personale.


Sono anche un rompiscatole nel cercare il dettaglio. Anche in altre cose. Per esempio so che, in Italia, nel mondo giornalistico, si scrive Ucla. Invece, per noi, in America, è UCLA. Poi, anziché Ncaa, per noi è NCAA. Anziché Nba, per noi è NBA. Tutto perché è una sigla fatta di nome e ogni nome comincia con una lettera maiuscola. No, non dico niente quando lo correggono nei miei pezzi. Mi adeguo alla realtà. Amen. Però, anche qui in Europa, non tutti sono d’accordo. Una volta, la Gazzetta ha scritto Aris Salonicco, anziché ARIS. Oddio! Lettere di protesta dalla Grecia. Pure qualche insulto. Dicendo che non capivamo un’acca.


Un’altra cosa: in Italia non scrivono sempre il primo nome. Foto squadra: Meneghin, Zanatta, Bisson. Invece, per noi, negli USA, è obbligatorio il primo nome: Dino Meneghin, Marino Zanatta, Ivan Bisson. Da noi è considerata una mancanza di rispetto non mettere il primo nome. Poi, ho fatto qualche corso in materia di comunicazione, tipo giornalismo, alla Northwestern University. Sia chiaro: NON nella famosa Medill School of Journalism di Northwestern, Numero Uno negli USA. Ho seguito la materia ‘English,’ sotto il mitico Dr. Bergen Evans. Dovevamo saper ‘comporre.’ Cioè, scrivere un articolo, una storia, un libro.


Dr. Evans ci ha raccontato la storia di un giovane ‘reporter,’ appena assunto dal famoso quotidiano Chicago Tribune. Il suo capo l’ha mandato a fare un’intervista ad uno, diciamo di nome John Smith. Il giovane è tornato al suo editore con il pezzo. L’editore, di vecchia scuola, gli ha detto, “Non vedo l’iniziale del 'nome di mezzo' di Smith.” Quasi tutti noi Americani abbiamo tre nomi. Io sono, per l’anagrafe, Daniel Lowell Peterson. Lowell è il ‘nome di mezzo.’ L’editore ha rimandato fuori il ragazzo per ritrovare Smith e chiedergli l’iniziale del nome di mezzo. Poi, ha scritto, “John L. Smith.” Quindi, ci insegnano a rompere le scatole!


Allora, invio questo pezzo a voi oggi, spiegando perché devo rimandare il pezzo su Claudio Monti a data indeterminata. Quando è pronto, lo metto in post, non prima. Fra l’altro, ho sguinzagliato almeno una dozzina di amici come ‘detective’ per aiutarmi a completare la scheda di Claudio Monti. Se mi vedono, mi spaccano la faccia per essere stato, come diceva il nostro grande preparatore atletico Claudio Trachelio, un ‘precisino.’ Sono così da sempre. Mia madre era ex-maestra di primo anno di scuola elementare. Correttrice di bozze nata! Da lei non scappava nulla. Ormai, è troppo tardi per me per cambiare!




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