Quadri.

Alla fine della stagione 1986-87, quella del Grand Slam, c’è stata una cena, ospitata dal club, per festeggiare quell’anno eccezionale. Da parte mia, per ringraziare i giocatori, ho regalato un quadro a ciascuno dei 10 giocatori. No, non dipinti costosissimi. Non penso di avere pagato più di € 2500 nei soldi di oggi per tutti e dieci. Erano tutti dello stesso artista perché non volevo fare differenze fra un giocatore e un altro. Li ho trovati nel Quartiere Brera, in uno showroom dove vendevano quadri. Non avevo questo programma in mente quando sono andato in Brera. Andavo in giro, nient’altro, e i miei passi mi hanno portato in quel luogo.


No, non sono grande ‘intenditore’ di arte. Ma, mia madre era artista, anche ‘modista.’ Lei mi ha dato lezioni per fare l’illustratore, non certo per fare l’artista. Cioè, olio su tela. Mi limito a matita, pennarello, pastelli. Amen. Da lì, la mia passione per fare poster per lo spogliatoio. Parlo di quelli più avanti. Oggi, i quadri presi nel Quartiere Brera. Sono entrato solo per guardare in giro. Il proprietario aveva diversi quadri non appesi al muro. Ne ho visto uno. Ho chiesto se potessi vederne altri. Lui disse: “Prego, nessun problema.” Ho visto che ce n’erano almeno una dozzina che avevano la stessa firma … e lo stesso stile.


Non avevo intenzioni di comprare nulla. Ma, vedendo questi quadri, tutti della stessa misura e dallo stesso pittore, ho cominciato a parlare con il proprietario. Mi era venuta l’idea di regalare un quadro, come ricordo dell’annata. Ho spiegato tutto al proprietario, un signore di una gentilezza straordinaria. Fra l’altro, era tifoso della squadra! Non mi aveva riconosciuto subito. Ci siamo parlati.

Ho chiesto, “Quanto mi viene a costare prendere 10 di questi?” Se non ricordo male, una cosa come 5.000.000 delle vecchie Lire. Ovvio, prezzo speciale. Non avevo una cifra così con me. Mi disse, “Peterson, li porti via e torni quando vuole per saldare tutto.”


Ho portato via i quadri in due borse, cinque in ciascuna borsa. Il giorno dopo, ho pagato il proprietario e l’ho ringraziato per la gentilezza. Poi, alla cena, toccava a me di parlare.

Ho detto, “Chiedo qualche minuto in più dei miei soliti commenti flash perché voglio ‘premiare’ ciascuno dei nostri campioni." Rapidamente, ho ‘consegnato’ un quadro a ciascuno dei miei 10 giocatori.

Ovvio, Dino Meneghin mi ha detto, “Coach, come porto via un quadro? Non lo posso mica mettere in tasca!” Cercando di essere previdente, ricordo che ho dato anche un contenitore di stoffa, come la borsa della spesa, per ogni quadro.


Il quadro nella foto sotto è di Ken Barlow. Lo tiene ancora a casa sua come ricordo di quell’anno. Ho fatto un solo errore un tutto: non ne ho preso uno per il mio grande vice, Franco Casalini, e non ne ho preso uno per me stesso. In ogni caso, è stato un successo. Dopo la cena, il nostro grande Presidente, Dr. Gianmario Gabetti, mi ha parlato dei quadri, dicendomi, “Coach, è un regalo di saluti finali?” Cioè, stavo pensando a lasciare la panchina dell’Olimpia? Non potevo non dire le cosa come stavano.

Gli dissi, “Dottore, non ho deciso al 100%, ancora, ma penso di sì.” Un altro rammarico: dovevo regalare un quadro anche a lui!



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