Quando crollò il Palazzo dello Sport di San Siro...

Nella notte del 15-16 Gennaio 1985 è successa la peggiore cosa possibile per la nostra società: il ‘crollo’ del tetto del Palazzo dello Sport di San Siro, aperto nel 1976-77, ad un costo di almeno 40 miliardi delle vecchie Lire. Come tanti, ho avuto dei grandi dubbi su questo impianto. Anzi, c’erano polemiche prima della sua costruzione. Motivo? Era un velodromo indoor, con pista fissa, non un’arena adatta al basket. Poi, per usarlo solo per i Sei Giorni di Milano? C’era già il Vigorelli, pure obsoleto ai tempi. Comunque, niente da dire sul ciclismo. Siamo nel paese di Coppi, Bartali, Magni, Gimondi, Moser, Fondriest, Pantani, Nibali e altri.


In quattro giorni, 14-17 Gennaio, Milano ha avuto la più grande nevicata in 100 anni. Con questo, due cose hanno causato il guaio. Il primo: il tetto, una tensostruttura, poteva sopportare 60 cm di neve … ma non i 90-100 cm caduti in quei giorni. Il secondo, le grondaie che dovevano portare via l’acqua da una pioggia caduta anche in quei giorni, sono state occluse per mancanza di manutenzione, quindi il peso aumentava fino a far cedere il tetto dai tiranti in due luoghi, un rumore che sembrava un’esplosione. Per noi è stato un guaio. Per i critici, e ce n’erano tanti, il crollo è stato classificato come una specie di ‘punizione divina.’


C’erano altri motivi per cui io non amavo San Siro. Prima di tutto, non era mai, dico MAI, riscaldato durante l’inverno. Quindi, pur essendo il nostro campo di gioco, non ho quasi mai voluto fare allenamento lì. Anzi, una mattina, nel 1983-84, dopo un’ora di riscaldamento, Mike D’Antoni ha strappato un muscolo della coscia e ha saltato tre partite, tutte perse. Eravamo 25-5 in A-1 quell’anno. Saremmo stati 28-2 senza quell’incidente. Secondo motivo: le tribune erano distantissime dal campo. Quindi, zero vantaggio-campo. Anzi! Abbiamo fatto due finali-scudetto a San Siro e le abbiamo perse entrambe. Due indizi fanno una prova.


E’ stato un disastro per la società. Ma il proprietario, Cav. Giovanni Gabetti, il Presidente, Gianmario Gabetti, e il GM, Toni Cappellari, non hanno perso tempo. Per qualche gara, abbiamo giocato al Pala Lido. Poi, per i playoff, una gara di semi-finale, contro l’Auxilium Torino, è stata disputata in un pala-tenda e una gara della finalissima, contro Pesaro, è stata giocata in un’altro pala-tenda. Quindi, hanno inventato due impianti con l’aiuto di Divier Togni del Circo Togni. Parlo del 1984-85. Poi, tutto il 1985-86 è stato giocato al Pala Lido. Poi, per il 1986-87, era già pronto il Pala Trussardi, che poneva fine all’incubo.


Certo che mi dispiaceva per il club perdere un impianto con 15.000 posti (17.000 con i posti in piedi). Ma, dal punto di vista tecnico, non amavo San Siro! Infatti, mio ultimo anno, 1986-87, al Pala Trussardi, eravamo 27-2: 2-0 in Coppa Italia; 14-1 in A-1; 5-0 nel playoff; 6-1 in Coppa dei Campioni. Comunque, tutti noi della squadra … giocatori, staff tecnico … abbiamo apprezzato lo sforzo del club nel trovarci una ‘casa’ per le ultime partite del 1984-85. Hanno lavorato giorno e notte per sistemare tutto. Non si sono lasciati prendere dal dispiacere. Ci è stato di grande aiuto. Zero preoccupazioni per noi. Ci pensavano loro a tutto. Un capolavoro.



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