Richard Street al Dyche Stadium.

Aggiornato il: apr 19

Nel 1947, la Northwestern University della nostra città di Evanston, doveva ospitare le due squadre di football NCAA, forse le più grandi di ogni tempo: Michigan e Notre Dame. Ovvio, Northwestern ha perso entrambe le partite: 26-19 contro Notre Dame; 49-21 contro Michigan, una squadra bellissima. Anzi, li chiamavano i ‘Mad Magicians,’ i maghi impazziti, perché ‘nascondevano’ la palla agli avversari con finte e tecnica.

Richard Street diceva che dovevamo andare al Dyche Stadium, campo di Northwestern, per vedere giocare Michigan.

Un problema: era tutto esaurito!

Per di più, c’era un servizio di sicurezza totale.

Ma Richard? Nessun problema: “Seguitemi.”


Abbiamo preso l’autobus Nr. 2 fino al centro, poi il Nr. 1 fino a Central Street e Ashland Avenue, sede di Dyche Stadium. Fino a quel punto, bene. Poi, abbiamo visto il Dyche Stadium blindato come non mai: uscieri, sicurezza, poliziotti, e altro.

Dissi, “Richard, abbiamo più possibilità di sfondare Fort Knox che entrare qui oggi. Andiamo a casa.”

Richard, “Stai zitto. Troverò qualcosa.”

Trascorse almeno un’ora e non si apriva nulla. Erano ormai le ore 13.45 e il calcio d’inizio era alle 14.30. Anche Richard era preoccupato, cosa strana per uno come lui, che non aveva mai dei dubbi, anche sui progetti più assurdi. Questa volta, sì.


Poi, arrivò la famosissima banda dell’University of Michigan. Negli USA, c’erano tre band top: Ohio State, Illinois e Michigan. Molti dicevano che Michigan era la migliore. Facevano tutto con una grande coreografia, marciando mentre suonavano. Infine, avevano ben oltre 100 musicisti, un’orchestra degna di qualsiasi palcoscenico. E stavano per entrare al Dyche Stadium per accogliere la loro grandissima squadra con la loro canzone di battaglia, “Hail to the Victors.”

Erano lì, organizzatissimi. Non suonavano ma provavano con le ‘scale.’ Un riscaldamento se vogliamo. Comunque, erano carichi come la loro squadra, pronti per dare il meglio.


Richard, un genio, mi disse: “Mettiti fra due batteristi di quei tamburi enormi.”

L’ho fatto. L’ha fatto anche Richard. Nessuno della banda batteva ciglio. Ci ignoravano. In un colpo, il direttore della banda diede un segnale e loro cominciarono a marciare e suonare. Entrando nello stadio.

Noi rimanemmo fra i tamburi enormi, due piccoli invisibili. Un rumore assordante. Senza prendere nessun colpo in testa dalle bacchette. Un miracolo. Poi, quando loro stavano per entrare proprio sul campo di gioco, Richard, sveglio come un grillo, mi grida, “Vieni con me!” Poi, lui esce fra i tamburi e ci troviamo a bordo campo.

Incredibilmente, nessuno ci caccia fuori!


Richard mi disse, “Troviamo un posto dove possiamo stare fino all’inizio della partita.”

Ci siamo messi contro un muro e non ci siamo mossi. Abbiamo visto la partita quasi da bordo campo. Nessuno ci ha detto niente! Logico: erano tutti alle entrate e non dentro lo stadio. Avevamo superato un ‘muro’ invalicabile con il genio di Richard. Nessun altro avrebbe avuto l’idea di nascondersi fra due tamburi enormi. Poi, genio puro perché l’ha inventato proprio lì. Non era una cosa programmata anzitempo.

La partita fu bellissima. Tuttora non ho mai visto una squadra di football più bella. Davvero i ‘Mad Magicians,’ erano virtuosi, tutti.

Bravi quasi come Richard Street!



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