Richard Street e il Giorno dell'Indipendenza.

Aggiornato il: apr 26

Una grande tradizione di Evanston era (e forse lo è ancora) il 4 Luglio, il Giorno dell’Indipendenza, che ricorda appunto la Dichiarazione dell’Indipendenza, firmata il 4 Luglio 1776.

Per noi di Evanston il 4 Luglio, ogni anno, voleva dire la grande parata su Central Street, poi su Sherman Avenue, fino al centro città in Piazza Fontana.

Poi, nel pomeriggio, grande picnic in famiglia, e la sera lo spettacolo con fuochi artificiali al Dyche Stadium, il campo del football americano della Northwestern University. Io, dalla nascita fino ai 12 anni di età, seguivo quel programma, con i miei genitori e mio fratellino, Jimmy, tre anni meno di me, come un rito. Poi, da teen-ager, mi interessò meno.


Ma interessava sempre a Richard Street. No, non il picnic. Lui non era, esattamente, il tipo per un picnic! La parata del mattina, certo, qualche volta lui è andato a vederla.

Ma l’evento che coinvolgeva l’intera città, ai tempi erav


amo 35.000 abitanti, era lo show pirotecnico al Dyche Stadium, che aveva 45.000 posti a sedere, anche se usavano solo le tribune sul lato ovest, per lo show del 4 Luglio. Motivo: tutta l’organizzazione per lo spettacolo e i fuochi artificiali (anche per motivi di sicurezza) occupavano la tribuna sul lato est. Comunque, il lato ovest, con 25.000 posti a sedere, era quasi sempre pieno: famiglie intere, ogni generazione.


Nel 1949, avevo appena finito la scuola media e Richard aveva finito il primo anno al liceo. Come detto, c’erano 18 mesi fra di noi: Richard era nato nel 1934 e io all’inizio del 1936. Ma c’era un solo anno fra di noi a scuola, idiosincrasia del sistema ai tempi.

Comunque, mi disse, “Andiamo a vedere i fuochi artificiali allo stadio stasera.” Nessun problema. Prendevamo l’autobus numero 1, Howard Street - North Evanston. Ci faceva scendere proprio all’angolo di Central Street e Ashland Avenue, che si vede nella foto. Non siamo arrivati alle 19.00, ora d’inizio dello show di intrattenimento, bensì più tardi, per i fuochi artificiali.


Appena entrati, Richard mi disse, “Andiamo dietro la tribuna est, per vedere tutto.” Non si poteva, come detto, ma questo non ha mai impedito a Richard di fare le sue cose. Non mi ricordo il nome della stella della TV che conduceva la serata. Forse era Don McNeill, che conduceva un programma famoso a Chicago, “The Breakfast Club,” prima sulla radio, poi in televisione.

In ogni caso, come previsto, la sicurezza ci ferma: “Ehi! Voi ragazzi non potete stare qui!” Richard, senza batter ciglio, da Premio Nobel delle Bugie, gli risponde, “Siamo i nipoti di Don McNeill.”

La guardia, “OK, va bene, ma state lontano dai fuochi artificiali.”


Ultime parole famose.

Con grande discrezione siamo riusciti ad arrivare a non più di 15 metri da dove lanciavano i fuochi artificiali in aria. Dalle barche a vela sul Lago Michigan si poteva vedere tutto. Ma non come da noi!

Eravamo, proprio come dicono in America, “A bordo ring.”

Era una cosa impressionante. Erano in 12-15 persone. Lavoravano come una squadra sportiva, ogni mossa cronometrata. Poi, grande professionalità, grande cautela, mai un rischio. Vedere un razzo salire da distanza ravvicinata era bellissimo. Non ci siamo mossi per almeno due ore.

Verso la fine, Richard mi disse, “Oh, devo fare pipì. Andiamo.”

Finito lo spettacolo.


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