Santo Versace

Santo Versace, Classe 1944, Reggio Calabria, fratello maggiore del famoso stilista di moda Gianni Versace, è arrivato a Milano nel 1977. Laureato in Economia e Commercio, è venuto per curare gli affari della ditta del fratello, non ancora pienamente esploso nel mondo della moda. Poco dopo il mio arrivo, ho conosciuto Santo al Ristorante ‘Il Torchietto,’ dove andava tutto il ‘clan’ di Versace ogni sera. Occupavano la seconda sala, tipo 30-40-50 persone, tutti della ditta. Quindi, smettevano di lavorare in atelier e si trasferivano tutti al ristorante. Gianni Versace era un ciclone di lavoro, idee, genio. Quindi, non gli ho mai stretto la mano perché era sempre così indaffarato.


Poi, ho saputo che Santo aveva giocato a basket! La foto-squadra sotto fa vedere lui, in piedi, ultimo a destra. Proprio 60 anni fa, a 17 anni, nel 1961, ha fatto il suo debutto in Serie B con Piria Reggio Calabria. Era tifoso dell’Olimpia. Quindi, lui è venuto a vederci giocare ogni volta che a potuto.

Una volta gli ho chiesto, “Santo, in una sfilata, quanti capi nuovi ci sono?”

Santo, “Attorno ai 200.”

Io chiedo, “Di questi 200, quanti sono creati da Gianni e quanti dal suo staff?”

Risposta: “Dan! 200 su 200 da Gianni!”

Lezione su che tipo di geni sono gli stilisti di moda, i Caravaggio, Leonardo e Michelangelo di questi tempi.


Poi, mi fa vedere una sfilata. Il tutto finisce in 20': classe, luce, musica, show, stile. Poi, i capi. A vedere la mia prima sfilata, mi sono detto, “Capisco le donne! Fossi una donna e vedessi questa sfilata, tornerei a casa, butterei via tutti i miei indumenti e riempierei gli armadi con ciò che ho visto qui.” Poi, c’era un’indossatrice che aveva una camminata fantastica, un livello sopra le altre.

Dico, “Santo, chi è?”

Lui, volendo spiegarmi tutto in gergo del basket, mi dice, “Dan, lei è la Dr. J delle modelle!”

Cioè, l’equivalente del grande Julius Erving, il giocatore più spettacolare nel mondo. Era la brasiliana Dalma Callado.


Laura ed io abbiamo sofferto in modo terribile la morte di Gianni nel 1997. Eravamo a New York quando è successo. Non riuscivamo a capacitarci di tutto. Non avevo la forza di chiamare Santo.

Quando sono rientrato a Milano, gli ho telefonato: “Santo, possiamo parlare?”

Era sempre il nostro Santo: lucido, geniale ma con un tono di voce diverso.

Mi disse: “Dan, una cosa assurda.”

Poi, riprendendo il suo spirito: “Ora mi fanno girare con una guardia di corpo.”

Con tutto ciò, con una forza mentale incredibile, Santo ha preso in mano la ditta Versace nel suo momento più terribile. Con ciò ci siamo ripresi i nostri pranzi al ritmo di uno al mese, nei suoi uffici.


Santo Versace non ha mai dimenticato il basket. Quante volte ha letteralmente salvato la sua Viola Reggio Calabria? Poi, nel 1998, insieme ad Antonio Caserta (Asystel) e Sergio Tacchini (Sandys SpA), ha salvato pure l’Olimpia Milano, prendendo tutto da Pasquale Caputo. Dopo un anno, però, Sergio Tacchini ha preso in mano tutto. Quindi, in un momento drammatico dell’Olimpia, Santo Versace ha messo la faccia e il portafoglio. Un vero amico del club, da sempre. E se avesse continuato la carriera di giocatore?

Lui dice, “Dan, dovevo studiare. Ero un buon tiratore ma non avevo il tempo. La vita è fatta di scelte.”

E le scelte, Santo Versace non le sbaglia mai.



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